De Sica e i vini abruzzesi, perché non sono “una merda”. Siamo nell’era della suscettibilità, come è noto e come ci ricorda ogni tre secondi Guia Soncini, e quindi è normale che ogni piccola critica, battuta, lazzo si trasformi in occasione di lutto, reprimendi, rabbia popolare, pretesto per nuovi e vecchi capitalisti. Capita così che Christian De Sica, nel suo nuovo film di Natale che non si annuncia come un capolavoro, “Natale a tutti i costi” (presto su Netflix) si lasci andare a una battutaccia che si voleva simpatica. O almeno così risulta dal trailer in onda. De Sica si trova a tavola per il cenone del 25. Il figlio gli versa un vino e dice: «Il tizio dell’enoteca mi ha detto che ha vinto come bottiglia dell’anno in Abruzzo». Lui risponde: «Addirittura”. Il figlio: “Com’è com’è? “. E lui: ‘Na merda“.

Che se volessimo analizzare – ma ha senso analizzare una battuta? – l’ironia è rivolta non soltanto ai vini abruzzesi, ma pure ai “tizi dell’enoteca” che fanno i fighetti con i loro vini costosi e di bassa qualità e pure ai premi, che sicuramente saranno prezzolati dai produttori. Una bella summa di popolismo enologico, che farà sicuramente entusiasmare il popolo di chi pensa che una bottiglia di vino debba costare 4 euro, che quelle dei supermercati in fondo si equivalgono a quelli delle enoteche e che guida e premi siano solo un divertissement smarchettante dell’élite.
Subito è arrivata la logorroica indignazione del governatore abruzzese Marco Marsilio: “Dispiace che gli autori non abbiano avuto la fantasia e l’acume necessari per evitare di recare un’offesa gratuita e ingenerosa, oltre che profondamente ingiusta. Non vorremmo che tale scelta fosse figlia di un vecchio pregiudizio nei confronti del vino abruzzese, che invece da decenni ha raggiunto punte di eccellenza e continua a ottenere prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Il rischio è che, nel vedere il trailer, il grande pubblico che la segue e apprezza da sempre (compresi i tanti abruzzesi che la amano da generazioni), possa farsi davvero l’idea che i vini abruzzesi siano generalmente prodotti di scarsa qualità, minando una reputazione conquistata con tanto lavoro e altrettanta passione”.

Difesa d’ufficio comprensibile, visto che arriva da un rappresentante delle istituzioni. Così come quella del Consorzio per la tutela dei vini d’Abruzzo, che piange miseria: “In questo momento storico già complicato per l’economia italiana bisognerebbe fare attenzione ad attaccare – seppur con l’obiettivo di strappare una risata – una fetta così importante della produzione vitivinicola italiana, un emblema del made in Italy». C’è persino la richiesta di cambiare questa “infelice battuta prima dell’uscita del film».
C’è del vero, però, negli effetti commerciali. Basti ricordare quando uscì il mitico film Sideways, che contrapponeva l’eleganza intellettuale del Pinot nero con la brutalità un po’ volgarotta del Merlot, facendo crollare le vendite di quest’ultimo in America.
Varrebbe la pena, a questo punto, fare un piccolo elenco delle eccellenze vitivinicole di questa regione, anche se a De Sica poco gli cala.
Valentini, naturalmente, con i suoi straordinari Trebbiano e Cerasuolo, seguito da Praesidium e Emidio Pepe. E poi Cataldi Madonna, Torre dei Beati, Terraviva, Umani Ronchi, Cirelli, De Fermo… Ce ne sarebbero, ma direi che basta. La vera questione, naturalmente, è la sottovalutazione di molte regioni, che non sono considerate dai consumatori e dai ristoratori per la loro scarsa forza commerciale. Basti pensare alla Calabria, quasi introvabile nelle carte, quando ha una nuova generazione di grandi viticoltori.
De Sica e i vini abruzzesi
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