Il racket dei foodblogger sui ristoranti, la denuncia di Franchino er criminale e di Repubblica

Il racket dei foodblogger sui ristoranti, la denuncia di Franchino er criminale e di Repubblica. Lo chiamano proprio racket, parola forte, perché allude a una sorta di estorsione. L’edizione romana di Repubblica lancia un servizio, a firma di Valentina Lupia, che racconta nei dettagli un fenomeno sempre più diffuso, quello degli influencer e foodblogger che non si limitano a pubblicizzare i locali, ma hanno creato un vero e proprio mercato nero. Chi non paga è fuori. Non è un estorsione in senso classico, perché non c’è intimidazione o richiesta violenta di denaro, ma certo c’è sempre il rischio della recensione negativa e c’è una chiara distorsione del mercato e della concorrenza.

Repubblica tira fuori anche un tariffario: “Per un servizio standard che prevede un reel (ossia un video), un Tik Tok e una sessione di storie di Instagram un ristoratore romano deve tirare fuori 70 euro. Per un pacchetto completo che includa anche sponsorizzazioni e una ” collaborazione” più duratura, anche 1.400 euro al mese“. Naturalmente tutto dipende dai follower. Chi supera i 100 mila, può andare in giro a chiedere soldi, battendo il territorio.

Un esempio: “Il lavoro è organizzato così – si legge in una chat tra un food influencer e una persona che stava cercando un impiego – ti organizzi le giornate » . Qualche esempio? Lunedì a Trastevere, martedì a Fiumicino, mercoledì a Testaccio, giovedì a piazza Bologna, venerdì a Civitavecchia. Una volta lì ti metti di santa pazienza e ti giri ogni attività in quella zona dicendogli che cosa fai e se sono interessati. Se lo sono ti prendi un contatto e lo passi alla ragazza in ufficio che poi ci chiude un accordo e solo ad accordo concluso a te viene retribuita una percentuale. È prevista «una base di fisso», ma solo come «rimborso spese» . Il « guadagno vero, invece, sta nel prendere contatti con locali interessati». Non solo ristoranti, comunque, ma anche pizzerie, fast- food, botteghe e addirittura centri commerciali, come successo con uno dei più importanti all’Eur.”come se fossero agenti immobiliari”.

Il servizio nasce dalla denuncia di Franchino Er Criminale, famoso youtuber romano con oltre 203 mila iscritti sul suo canale. In uno dei video, Marchette Criminali, Alessandro Bologna, 44 anni, sfida il ” Food Porn”, nuova moda che vive tramite inondazioni social di fotografie, piatti esagerati dove l’estetica conta più del gusto degli ingredienti: ” La mattina dopo l’uscita del video, sotto casa ho trovato una riga profonda sulla fiancata della macchina“. Franchino fa anche i nomi, come ‘ Golocious‘, locale sponsorizzato da tanti blogger: “Questa lobby di blogger è pagata dai locali mainstream, ed esclude tutti i piccoli ristoratori, le botteghe artigiane, le piccole aziende familiari che non hanno denaro per permettersi la pubblicità, oppure sono fuori dalle logiche social”.

Naturalmente, gli influencer si guardano bene dall’evidenziare che si tratta di un contenuto sponsorizzato, come dovrebbero, con  hashtag come da # invitedby, # giftedby, #suppliedby, se si è invitati, o #adv e #ad, se è pubblicità. “Dopo la denuncia di Franchino er Criminale, sulle pagine Instagram che sponsorizzano i ristoranti sono comparsi #adv. Post pubblicati mesi fa sono stati modificati negli ultimi due giorni solo per aggiungere l’hashtag e scongiurare problemi con la legge. Ma su Tik-Tok, invece, questo non si può fare e i video, sulla piattaforma, sono ancora pubblicità occulta a tutti gli effetti”.

Visintin

Il quotidiano ospita anche l’intervista a Daniele Fadda, titolare di Santo a Trastevere, che racconta le insistenze degli influencer. E c’è un’intervista a Valerio Massimo Visintin, che dice una cosa sacrosanta: i ristoratori che accettano di pagare sono conniventi.

Ps. Inutile ricordare ai nostri lettori che Puntarella Rossa non accetta soldi né cene pagate né regalìe dai ristoratori. Agli altri rimandiamo alle nostre regole.

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