Mutui sospesi e cassa integrazione, cosa cambia per i ristoratori (e cosa no) con il decreto marzo “Cura Italia”

Mutui sospesi e cassa integrazione, cosa cambia per i ristoratori (e cosa no) con il decreto marzo “Cura Italia”

Mutui sospesi e cassa integrazione, cosa cambia per i ristoratori (e cosa no). Secondo le ultime stime di Confturismo, tra il primo marzo e fine maggio, avremo un crollo nelle strutture ricettive con una perdita di oltre 45 milioni di presenze di turisti italiani e stranieri nel nostro Paese e quasi 11 miliardi di euro di spesa. I ristoranti a fine anno avranno perso 8 miliardi di fatturato. Le fonti di uscita principali per un ristorante sono presto dette: il mutuo in banca (fatto per acquistare i muri, la licenza, se necessaria, o le “stigliature”, ovvero gli arredi del negozio e gli attrezzi di cucina), l’affitto (se il locale non è di proprietà), gli stipendi dei dipendenti (in cucina e in sala). Poi, naturalmente, ci sono le spese per la “cambusa” di cibo e di vino, che durante il coronavirus si sono fermate (ma il magazzino ha un valore, fermo) e quelle per le utenze, che continuano, sia pure ridotte. E i versamenti fiscali. Il Consiglio dei ministri il 16 marzo ha approvato un complesso decreto economico, il “decreto marzo”, del valore complessivo di ben 25 miliardi, che dovrebbe far fronte alle prime esigenze causata dall’emergenza del coronavisus. Proviamo a vedere cosa cambia per ristoratori e baristi.
(in aggiornamento)

Il mutuo

Sospensione dei mutui e dei prestiti.

Affitto: c’è credito di imposta al 60 per cento

Ai negozianti è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.

Iva e tasse rinviati al 31 maggio

I termini fiscali fissati al 16 marzo – versamenti di ritenute, contributi, premi assicurativi e Iv – sono rinviati al 31 maggio. Alla ripresa della riscossione, i versamenti sospesi saranno effettuati, senza sanzioni e interessi, in un’unica soluzione o con un massimo di 5 rate mensili a partire da maggio 2020.

Cassa integrazione per 9 settimane

La cassa integrazione (Cig) viene resa «universale», cioè utilizzabile anche dalle imprese con meno di 5 dipendenti. In sostanza, una parte dello stipendio viene pagato dallo Stato a chi lavora per un’azienda che si ferma, La Cig per tutti arriverà fino a 9 settimane. Stop contestuale ai licenziamenti.

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