Nishiki Milano, sushi chic nel ristorante giapponese di Scalo Romana

Nishiki Milano, sushi chic nel ristorante giapponese di Scalo Romana

Nishiki Milano. Il quartiere Scalo Romana è di quelli che – come si dice – si farà, o si sta facendo. Siamo nella parte di corso Lodi che dal piazzale omonimo va verso Fondazione Prada, un pre-periferia in via di rinnovamento che ha suggerito il restyling anche a Nishiki, ristorante non nuovo (allo stesso indirizzo dal 2005) ma che negli ultimi 12 mesi sta cambiando decisamente pelle (parola di chi lo aveva già provato l’anno scorso).

Davanti alla cucina a vista, con il pesce fresco in bella mostra nelle vetrine refrigerate, si apre la sala in cui dominano il verde bosco e un blu pavone vintage, affiancata da una saletta privé per tavolate riservate e da 6 alcove (sovrapprezzo di 8 euro a persona) con tatami per cenette intime (lasciando fuori le scarpe: tenetene debito conto).
Ma è soprattutto sul menu che la ricerca dei titolari, Xiaobo Zhou e la moglie Alessandra, procede sulla via delle continue novità. Lui, tra l’altro, può a ragione dirsi uno dei pionieri della cucina giapponese moderna a Milano avendo fatto gavetta, negli anni Novanta, al Tomoyoshi Endo, primo jap cittadino, poi alla Compagnia generale dei viaggiatori naviganti e sognatori, ristorante must a cavallo del Millennio, ospitato nei locali che oggi sono di Cascina Cuccagna.

Alla scoperta dei piatti ideati per la stagione 2018/2019, abbiamo seguito un percorso degustazione. Precisazione importante perché nelle nostre foto le porzioni sono ridotte rispetto a quel che arriva ordinando dal menu (cosa che, per inciso, si fa dal tablet, e un po’ ci perplime). La partenza è quel che si dice “a bomba” con King Crab, crema di avocado, kizami wasabi (ricavato da radice di wasabi fresca) e granella di pistacchio in cui è davvero a punto la cottura delle chele di granchio, soffici e non asciutte. In carta, la porzione standard si trova tra le specialità e costa 25 euro.

Specialità sono anche gli spoon, i cucchiai da gustare in un solo boccone. Opzione perfetta per il nostro secondo assaggio, Toro New Style, che unisce tanti ingredienti: capesante, avvolte in un carpaccio di ventresca di tonno (toro), gamberi rossi di Mazara, ikura (uova di salmone), katsuobushi (tonnetto affumicato) e scaglie di tartufo nero. Detta così sembra troppa roba ma il boccone, per l’appunto, si rivela godibile. 4 spoon, 20 euro.

Il Trancio di salmone al fumo è scenografico, con le volute odorose di quercia che si sprigionano dalla cloche di vetro. Anche qui, il pesce è ben trattato, solo appena scottato e morbido, accompagnato da fettine di avocado, tartufo nero, sale nero di Cipro e ikura. Il piatto in foto è in carta a 18 euro.

Una piccola delusione arriva dalla piovra (18 euro) cotta a bassa temperatura con verza, avocado e shichimi (mix di spezie giapponesi). La tecnica di cottura scelta ha lasciato il polpo ancora un po’ tenace e le fettine, ricavate da tentacoli spessi, risultano un tantino troppo corpose.

Due i sushi assaggiati, entrambi new entry in carta. Niwa roll (21 euro per 8 pezzi) è un classico uramaki (con riso esterno) spicy tuna e avocado, ricoperto con toro, philadelphia, kizami wasabi, caviale di storione e foglia d’oro: un piccolo lusso di gola.

Red Emotion è un sushi con zucchine e avocado ricoperto da gambero rosso di Mazara, capasanta e tartufo dove si apprezza appieno la freschezza di crostacei e molluschi (20 euro per 8 pezzi).
Specialità a parte, resta molto ampia la scelta tra uramaki (a partire da 12 euro a porzione), nigiri (da 2 euro al pezzo), sashimi (18 euro per 12 fette miste) e gio (gli spoon, 3-6 euro al pezzo). Oltre a una selezione di appetizer (ostriche comprese, 7 euro la coppia), tartare e carpacci (da 12 euro) e – per chi ama il cotto – tempura (da 12 euro), soba e udon (pasta giapponese di grano duro o saraceno, da 12 euro), ravioli di carne o gamberi (8-12 euro), secondi di pesce scottati, alla griglia, infornati o al vapore (da 12 euro).

I dessert (8 euro) sono firmati dalla pastry chef Sonia Latorre Ruiz che porta il suo tocco femminile nel Cuba, ciambella scintillante che somiglia a un doughnut ma è, invece, un cremoso e pralinato alla nocciola (il cui aroma fa la parte del leone), brownie e gelatina di fragola.

Arzigogolati anche il nome e la costruzione della mousse alla fava tonka con cristalli d’arancia, cremoso al cassis e gelatina al prosecco su sablé bretone, dalla fragile decorazione di cioccolato, forse un filo troppo dolce (ma sono gusti personali), comunque azzeccata per chiudere in modo chic la cena.
Tirando le somme, se si sorvola su un uso ripetitivo di alcuni ingredienti (soprattutto l’avocado, a volte solo decorativo, come nel salmone) Nishiki offre una proposta jap non scontata, una giusta atmosfera soft e cool, un servizio attento e un progetto in continua evoluzione. Da provare e, magari, riprovare.

Nishiki, corso Lodi 70, Milano. tel. 02 87393828, Sito

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