Uova e Fipronil, la ricetta della Fornace: “Con queste regole le nostre Camille sono sicure e sane”

Uova e Fipronil, la ricetta della Fornace. Pulizia degli stabilimenti, controlli a campione sui mangimi e galline allevate all’aria aperta. Seguendo queste regole è “difficile” che le galline abbiamo i pidocchi o acari, che si debba ricorrere ad antiparassitari o che, soprattutto, sostanze pericolose finiscano nel nutrimento dell’animale e poi nelle uova. Tre regole seguite scrupolosamente dalla Fattoria La Fornace, di Asti in Piemonte, che da tre anni produce uova di alta qualitàLe Camille, covate da galline di razza livornese (quelle bianche, per intenderci) che vivono all’aria aperta e nutrite con un mangime scelto e controllato. L’azienda di Asti è uno dei produttori scelto da Eggs, il bistrot romano di Trastevere che da sempre utilizza solo uova biologiche, controllate e allevate in aperta campagna. Ad Alessandro Varesio, che guida l’azienda di famiglia, abbiamo chiesto di parlarci del loro lavoro e del Fipronil, l’insetticida tossico per l’uomo trovato su diversi campioni di uova in Europa (Italia inclusa), per capire meglio che cosa è, chi lo usa e perché.

galline livornesi

In queste ultime settimane si è sentito tanto parlare del Fipronil. Ma che cos’è?

“E’ un prodotto che si utilizza in agricoltura per combattere gli acari, i parassiti, pulci e i pidocchi degli animali domestici. E’ vietato nella produzione di cibo per le persone. Non lo conoscevo prima di quello che è successo, così come probabilmente anche il 70-80% dei produttori italiani”.

E come ci finisce nelle uova?

“Negli allevamenti dei Paesi Bassi in cui è stato trovato, sembrerebbe che sia stato utilizzato per pulire i magazzini, per disinfestarli, nonostante sia tossico. Se nebulizzato può finire da per tutto, anche nei mangimi. Tutto ciò che la gallina mangia poi lo si ritrova nell’uovo”.

Può succedere che le galline prendano i pidocchi… 

“E come negli uomini, i parassiti creano fastidio all’animale, pruriti e disagi. Le galline si innervosiscono. Quindi è un problema che va in qualche modo arginato. Ci sono dei principi attivi regolamentati che possono essere utilizzati senza problemi”.

E voi che cosa utilizzate per le vostre galline?

“Noi nulla, al momento le nostre galline non hanno mai avuto i pidocchi”.

Questione di fortuna?

“In realtà non è così automatico prenderli. Se si lavora bene non succede”.

Ovvero?

“Se svuoti i capannoni, pulisci e disinfetti, se si lavano bene le superfici ci sono molte sono meno probabilità di incorrere in questo problema”.

galline

Quindi è solo un problema di pulizia degli spazi?

“Noi abbiamo anche un’altra regola: non far entrare nessuno nell’allevamento. E’ una precauzione che utilizziamo, perché una volta che i pidocchi attaccano le galline non è facile scovarli ed eliminarli”.

Come facciamo a essere certi che le uova siano un prodotto sano e sicuro?

“Periodicamente, in Italia, vengono fatti tutti i controlli del caso. Poi ci sono quelli volontari”.

E voi ne fate?

“Sì, salmonelle e un controllo sui fornitori da cui acquistiamo il mangime, per vedere che non ci siano microtossine o altro. Facciamo controlli a campione”.

Cosa mangiano le vostre galline?

“La miscela è composta principalmente da mais e grano. Ci sono poi integratori vitaminici naturali. E’ una miscela molto semplice”.

galline

Sono allevate all’aria aperta.

“Vivono gran parte della giornata all’aperto e trascorrono molto tempo nei prati. Quando gli animali sono stipati in un capannone sono più soggetti alle patologie di cui stiamo parlando. Dove si annida la sporcizia arriva il pidocchio”.

Voi sposate la filosofia del biologico, ma non avete la certificazione. Perché?

“Abbiamo scelto di far vivere il meglio possibile i nostri animali per tutta la loro vita, sia i polli che le galline. Fin dall’inizio ho scelto di non avere un ‘bollino’ che non mi piace molto”.

E i controlli?

“In Italia sono severissimi”.

Vale anche per le uova importate dall’estero?

“La rintraccibilità del prodotto è obbligatoria ormai da anni. Se però a monte c’è un problema che non è stato valutato, come nel caso del Fipronil nei mangimi, ecco che poi ti ritrovi il problema in casa”.

E la certificazione “Fipronil free”, ipotizzata dal ministero della Salute?

“Serve eccome, fino ad ora il problema non si era posto, ma ora sarebbe necessaria un’autorizzazione che porta con sé dei controlli”.

Informazioni su Sonia Ricci 103 Articoli
umbra e giornalista

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