Berlino 2013, arriva Slowfood Story

Arriva il Festival di Berlino 2013 con un carico pieno di film enogastronomici nella Kulinarisches Kino, sezione dedicata a cinema e ambiente. Si comincia con l'atteso Slow Food Story, il film sulla storia del movimento nato nel 1986 dall'intuizione di Carlo Petrini. A firmarlo è Stefano Sardo, giovane sceneggiatore che tra le sue credenziali, oltre alla bravura, ha anche il fatto di aver respirato Slow Food sin da bambino, essendo il figlio di Piero Sardo, fondatore del movimento insieme a Petrini (di seguito pubblichiamo un intervento del regista, che racconta le origini del film). Un film simpatizzante che però non sarà – o non dovrebbe essere – solo un'apologia del Petrini, visto che il film, prodotto da Indigo Film e Tico Film, non è finanziato da Slow Food e tra le molte interviste c'è spazio anche per qualche critica. Oltre a Slow Food, a Berlino ci sarà anche Mussels in Love, Cozze in amore, affascinante doc di Willemiek Kluijfhout sui mitili olandesi innamorati. E ci sarà Couscous Island di Francesco Amato e Stefano Scarafia, storia delle donne dell’isola di Fadiouth in Senegal, che producono il couscous di miglio, piatto tradizionale diventato Presidio Slow Food.

Ed ecco l'intervento del regista di Slow Food Story, Stefano Sardo (che, per inciso, è anche il leader della band Mambassa) che racconta il suo tentativo di trasmettere "l'irruenza ineducata e intellettualmente contagiosa del Carlìnpensiero".

"Non volevo fare una fotografia del fenomeno Slow Food per come è oggi. Volevo raccontare una storia. Slow Food Story, appunto. Intanto perché questa è anche un po’ storia del mio paese, Bra, per come l’ho conosciuto io: da piccolo negli anni ’70 e poi via via crescendo. E poi perché la storia di Slow Food è una storia di famiglia, per me, dal momento che lavorano o hanno lavorato per la chiocciola molti dei Sardo. Sapevo di avere la possibilità di raccontarla dall’interno, questa storia qua, senza trascurare i dettagli che ad altri potevano sembrare secondari, vincendo la reticenza della provincia piemontese. Ho raccolto le testimonianze dei vecchi amici di Petrini che hanno condiviso con lui le esperienze precedenti a Slow Food, attraversando lo stesso percorso, dalla politica al cibo e poi di nuovo alla politica attraverso il cibo. Ci sono le loro voci, nel documentario, e ci sono vecchie foto, là dove i materiali di repertorio non offrivano immagini in movimento. Poi man mano che Slow Food si afferma e il repertorio diventa prima ricco, poi ricchissimo, abbiamo potuto attingere a ciò che ci sembrava più efficace, privilegiando sempre il nostro girato originale. La vita di Slow Food – mi è stato chiaro da subito – era la vita di Petrini: in lui non c’è distanza tra privato e pubblico, Slow Food è tutta la sua vita. Il nostro film è la biografia di un leader rivoluzionario, interamente votato alla sua causa, a scapito del suo privato e della sua salute. Solo che, a differenza delle altre, la sua rivoluzione è non violenta, e nasce all’insegna del ‘diritto al piacere’. Petrini ha capito prima degli altri che sul cibo si giocava una delle partite decisive del nostro tempo, e ha battuto su quel chiodo fino a che la gente non si è fatta richiamare dall’eco di quei colpi. Una storia che è mi è piaciuto raccontare perché dimostra come anche le più importanti e serie avventure culturali possono nascere da un approccio divertito, ironico e godereccio all’esistenza, e che fa capire come per essere seri non sia necessario essere seriosi. Perciò ho cercato di rendere il film mosso, informale, poco ingessato: nel ritmo del montaggio, nell’uso di materiali di qualità e origini diverse (foto, repertori, animazioni), nelle atmosfere delle musiche originali e nella scelta del narratore, Azio Citi, il miglior amico di Petrini: un piccolo uomo dalla personalità debordante. Speriamo di aver restituito con il film l’irruenza ineducata e intellettualmente contagiosa del Carlìnpensiero. E di essere riusciti a far intravedere allo spettatore, sullo sfondo della nostra storia, quella che è la big picture del cibo mondiale, ovvero le dinamiche globali dell’agroalimentare e i temi gastronomici più scottanti dei 60 anni coperti dall’arco temporale della storia. Il cibo – un po’ anche grazie a Slow Food – è diventato uno dei grandi temi della politica globale del pianeta. Non solo nell’accezione partenalistica dei più ricchi che sfamano i poveri, ma come oggetto di dibattito culturale, di scontro politico, di visione del mondo e dell’ambiente. Come ciò sia accaduto, è materia, a un livello più profondo e meno dichiarato, di questo nostro piccolo film".
 

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