“Quando sfilettai la trota al papa”

Metti una sera d'autunno alle Cantine Isola. Non un'enoteca qualunque. Dentro c'è l'atmosfera della vecchia Milano, davvero un'isola che resiste all'assedio degli esercizi cinesi, padroni della Chinatown tra via Paolo Sardi e via Bramante. Tra le bottiglie ci sono le poesie di Tina, moglie di Giovanni, che insieme al figlio Luca gestisce le Cantine da vent'anni. E un biglietto di congratulazioni che viene dai Romanée Conti, che chi sa di vino, si scappella in segno di rispetto. Fuori c'è la pioggia e c'è Giovanni, nel dehor, che raccatta i bicchieri e chiacchiera: "Sa che negli anni '60 sfilettai una trota per Paolo VI?".

Ah, perbacco, il papa dice. "Certo. E dopo di lui anche Giovanni Paolo II, il Cardinal Martini e molti altri". Gran feeling con i preti. "Ma no, con tutti. Qui veniva anche il Crespi. La vede quella? E' la direttrice di una banca. L'altro giorno c'è venuto anche Favino, era seduto lì per terra. Mica me lo dicono chi sono. Gente normale. Ma poi lo vengo a sapere. E poi viene spesso il Campo Dall'Orto, quello di Mtv. Era compagno di mio figlio.  A lui gli vengono naturali le idee, mica si sforza. Ah e tanti anni fa ci venne anche il Cossiga". Il presidente picconatore. Tipetto vivace: "Lo sapevamo solo io, lui e i servizi segreti. Aprii il locale per lui, doveva parlare riservatamente con Donat Cattin. Sa, per quella storia del figlio terrorista". Storiaccia: Cossiga spifferò l'ordine d'arresto all'amico Donat, un vero uomo di Stato. 
"Sa cosa faccio io qui?". Raccatta i bicchieri? "Ma no, guardo la gente che entra e che esce. E' questo gestire un locale. Guardare chi entra, guardare chi esce. Controllare, parlare, sorridere. La gente si deve fidare. E di me si fida. Sa che veniva anche il Moratti?" Ah, anche lui, Massimo. "Ma quale Massimo, veniva l'Angelo, il padre. Gli tagliavo le fette di salmone a mano".
Quanti ricordi comunque, eh. "Ma quali ricordi. Ora voglio aprire quello che una volta si chiamava American Bar. Roba per pochi. Una volta erano seri". Ma ormai i bar son cambiati. "C'è sempre bisogno di un posto serio, roba da camerieri con i guanti bianchi. Per gente che può spendere anche mille euro a sera. Poi non è detto che li spenda, però può. Lo voglio aprire con i miei fratelli".
Ma intanto sta qui. Nel dehor c'è Cristina Piccino, del manifesto, una ragazza di colore che parla in perfetto italiano, due milanesi trendy con cappello, una coppia post grunge, tre ragazze friulane che parlano di visual merchandiser. Al bancone serve anche una ragazza cinese. Giovanni è fuori che lavora: guarda chi entra e chi esce. Lavoro anch'io e guardo chi entra e chi esce mentre finisco il mio Borgogna Volnay.

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