Crema a Roma, il progetto firmato Giorgio Bulgari, apre un secondo indirizzo in città, in zona Prati: una gelateria-boutique tra design, gusti senza glutine e senza lattosio e ricerca sul prodotto.
A Roma da una parte continuano a resistere le gelaterie storiche di quartiere, quelle dove si entra ancora per prendere “due gusti in coppetta” senza pensarci troppo. Dall’altra stanno nascendo sempre più insegne che provano a trasformare il gelato in qualcosa di diverso: un prodotto più narrato, che fa grande ricerca sul prodotto e sperimenta (un esempio? Formaessenza di Stefano Ferrara, ne abbiamo parlato in questo articolo). Non semplicemente una pausa estiva, ma un oggetto gastronomico da raccontare attraverso ingredienti, design, ricerca e identità visiva.
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Il nuovo indirizzo romano di Crema apre a Prati

Tra le novità che seguono questa logica c’è anche Crema, il progetto firmato Giorgio Bulgari che dopo Milano continua a crescere anche a Roma con una seconda apertura il 12 giugno in via Leone IV 62A, a Prati, dopo il primo indirizzo romano inaugurato negli ultimi mesi (in via Giulia 18). Questa insegna prova a muoversi tra due mondi diversi: da una parte l’estetica super curata del luxury retail contemporaneo, dall’altra un prodotto popolare e profondamente quotidiano come il gelato.
Da Crema a Roma il gelato incontra l’estetica delle boutique rétro

Il locale, negli arredi e nell’ambiente, va di pari passo. Legno di mogano, ottone, luci calde, packaging costruito con grande attenzione ai materiali e all’immagine. Più che una gelateria tradizionale, l’impressione è quella di una ‘boutique del gusto’ pensata per un pubblico abituato a consumare il cibo anche attraverso l’estetica e il racconto. Una direzione che ormai a Roma si vede sempre più spesso, soprattutto nei quartieri ad alta densità turistica e internazionale come Prati, dove format del genere riescono a dialogare sia con il pubblico romano sia con quello di passaggio.
I gusti di Crema a Roma: gelati gluten free e quasi tutti senza lattosio

Dietro Crema, però, c’è anche un lavoro piuttosto preciso sul prodotto. Tutti i gusti sono gluten free e lactose free (salvo poche eccezioni), con una proposta vegana molto ampia, ma senza che questo venga trasformato nel classico racconto “healthy” o da gelateria per intolleranti. Anzi, l’obiettivo sembra quasi opposto: costruire un gelato inclusivo senza rinunciare alla golosità, alla texture piena e a una certa idea di ricchezza del gusto. Anche la scelta di utilizzare il mantecatore storico Cattabriga va in questa direzione. Non è solo un dettaglio nostalgico: questo tipo di lavorazione permette infatti di ottenere un gelato meno carico d’aria, più compatto e intenso. E infatti la lista dei gusti lavora molto sulla cremosità e sulla memoria, alternando sapori classici ad altri più contemporanei.

Ci sono la crema “di una volta”, lo zabaione al passito di Pantelleria, la crostata ricotta e visciole, il tiramisù, ma anche sorbetti di pistacchio siciliano, nocciola piemontese, mango, fragola, anguria o mandorla. E poi qualche incursione meno convenzionale, come pomodoro e basilico, che prova a portare il gelato leggermente fuori dalla sua comfort zone ma senza trasformarlo in un esercizio gastronomico. Discorso analogo per il cono: artigianale, fatto espresso ogni giorno, senza glutine e senza lattosio.
Crema. Via Leone IV 62A, Roma. Sito
