Santa Lucia Maccarese è un luogo unico tra mare e campagna dove orto biologico, pane di grani antichi e una cantina dedicata ai vini laziali creano un’esperienza da provare: dal ristorante alla spa, dalle piscine salate alle camere.
Nel 2021 era un’idea ambiziosa, una scommessa nella campagna romana, tra la città e il mare. Oggi Santa Lucia a Maccarese (ne avevamo parlato proprio all’apertura) è un progetto che cammina con le sue gambe, anzi corre, e continua a crescere. Una residenza agricola che nasce da un ex ovile e da un terreno incolto tutto intorno e ci sono voluti diversi anni prima di partire. Come sappiamo, burocrazia, lavori e aggiustamenti sono all’ordine del giorno ma non hanno scoraggiato la visione di Raffaello Coletta, imprenditore della zona già dietro al Controvento di Fregene, che ha voluto creare un posto – per dirla con le sue parole – dove lui stesso vorrebbe tornare.

Oggi Santa Lucia è un micromondo autosufficiente che comprende ristorante, orto, azienda agricola, camere, piscina, spa e una cantina tutta in divenire con grandi aspirazioni. Un progetto maturo, ma mai statico, che continua a evolversi, stagione dopo stagione, con la stessa cura artigianale con cui qui si impasta il pane o si stagionano gli insaccati.
Quasi inutile dire che, dal punto di vista estetico, la struttura di Santa Lucia è bellissima: le foto parlano da sole. L’architetto Sara Lollini ha mantenuto l’identità dell’edificio originario, come il colore rosso tipico della zona (le famose case coloniche rosse) o i mattoni in laterizio all’ingresso.
Leggi anche: Nuove aperture a Roma luglio 2025
L’orto e l’autoproduzione di Santa Lucia Maccarese

Nel micromondo di Santa Lucia l’orto, a pochi passi dalla struttura centrale, ha fin da subito giocato un ruolo essenziale. Attualmente questa residenza agricola può contare su 6.000 mq certificati bio i cui vegetali riforniscono sia il ristorante di Maccarese che Controvento, e anche i privati con un servizio di vendita diretta: verdure raccolte la mattina e pronte per il ritiro in cassetta la sera stessa. Dalla terra al piatto (o dalla terra al bagagliaio, dipende dal cliente) senza passaggi intermedi.

Ma non solo verdure. Di recente è stato acquistato un terreno di quattro ettari, anche questo in zona, dedicato alla coltivazione di grani antichi. Il pane, da sempre fatto in casa, adesso è davvero il pane di Santa Lucia: coltivato, macinato e impastato a chilometro zero. Si aggiungono poi gli insaccati, pure questi home made e destinati a entrare presto in vendita.
Tanti mattoncini messi uno sopra l’altro nel tempo, che permettono all’attività di stare aperta quasi tutto l’anno (si chiude solo un mese e mezzo tra fine dicembre e febbraio): una filiera cortissima che unisce ristorazione e territorio, perché in fondo l’obiettivo è sempre stato quello di valorizzare quest’area e i suoi prodotti e quello che non si autoproduce arriva da piccole aziende locali.
Cosa si mangia a Santa Lucia Maccarese

In questi anni, mentre il progetto si completava pezzo dopo pezzo, è sempre stata perseguita l’idea di continuità. La brigata della cucina, guidata dallo chef Alessandro Squicquero, è la stessa dal primo giorno: uno staff giovane, cresciuto insieme al progetto e legato a ogni scelta. E va da sé che a tavola il vegetale ha uno spazio importante: in questa stagione vengono serviti i friggitelli con nduja e ricotta infornata (15 euro) o “il 100% della zucchina” – crocchetta di zucchina romanesca, fiore stufato con alici, pistillo allo scapece e mozzarella, foglie ripassate con sarda affumicata ed erbe (16). Non mancano le degustazioni di salumi, insaccati e formaggi (da provare lo speck d’anatra).

La proposta è in linea con tutto il progetto, quindi tecnica e attenzione ma senza mettere mai in secondo piano il prodotto, come nel bottone ripieno di pappa al pomodoro (23), il diaframma arrosto (25) il cui accompagnamento cambia giornalmente, il rollè di coniglio farcito (26). Oltre alla carta, sono disponibili due percorsi: 4 portate a 55 euro (dal lunedì al giovedì) e 5 portate a 65 euro.

Che sia pranzo, cena o aperitivo l’identità è sempre molto chiara. E non è affatto strano vedere poco prima del servizio lo chef uscire nel giardino, pieno di piante aromatiche, a raccogliere un ciuffo di timo o un mazzetto di salvia. E lo stesso vale per il bar: se ordini un gin tonic (sì, qui fanno anche il gin, il limoncello, il mirto e l’amaro) vedi passare qualcuno che stacca un rametto di rosmarino da mettere nel bicchiere come guarnizione.
La cantina di Santa Lucia Maccarese

Ultima novità, ma solo in ordine cronologico, è lo spazio dedicato alla cantina. Un ambiente soppalcato progettato ad hoc, con bottigliere realizzate su misura da un artigiano, dove prende forma un altro sogno di Raffaello: costruire la proposta più completa di vini del Lazio. Già adesso l’offerta è decisamente ampia, siamo sulle 1.000 bottiglie, e tocca tutta la penisola con qualche incursione francese e internazionale. Ma si lavora sempre per il territorio, con etichette naturali e tradizionali, per accontentare la variegata clientela che passa da Santa Lucia.
Le camere, la colazione, la spa

La parte ricettiva è ormai completa e integrata. Otto camere (di cui tre suites), semplici, curate e dotate di un sistema di domotica per il risparmio energetico, perché Santa Lucia ha puntato fin da subito anche sull’efficienza energetica: grazie ai pannelli solari installati nel corso degli anni (oggi sono 33o mq) si ha una produzione totale di circa 74,45 MWh l’anno, pari al 120% del fabbisogno di tutta la struttura.

Qui si può venire a dormire: la colazione al risveglio merita, sia quella dolce che la salata, a cui si aggiungono pane e burro e frutta fresca. Ci sono pranzi e cene, ma si può decidere anche di passare una giornata in piscina (con acqua salata, riduce l’immissione di sostanze chimiche nell’ambiente), nella spa all’aperto, e concludere con un aperitivo. In ogni caso, difficile restare delusi.
Santa Lucia Maccarese. Via della Luna, Fregene (RM). Tel. 06 8540230. Sito
[LE FOTO SONO DI SLEVIN]
