Spaghetti alla belladonna invece della puttanesca, il food nell’era del politically correct

spaghetti alla puttanesca

Spaghetti alla belladonna invece della puttanesca, il food nell’era del politically correct.  Da qualche anno, gli storici spaghetti alla puttanesca stanno subendo un lento ma inesorabile esilio. Ma l’implacabile turn over delle mode gastronomiche in questo caso non si è limitato a espellere da quasi tutti i menu un piatto della tradizione, ha provveduto anche a occultarne l’onomastica, cedendo alle pressioni inesorabili del politicamente corretto, nutrito dal me too. Puttanesca è così diventato “Belladonna“. C’è chi sostiene che si tratta di due piatti diversi, uno con e uno senza alici, ma il punto è che in diversi ristoranti il termine “belladonna” (derivante dal francese “bonne femme“), usato già da qualche anno, ha preso definitivamente il sopravvento cancellando l’inopportuno e sessista (?) puttanesca. 

Lo segnala anche un tweet di Aly, che spiega come in diversi ristoranti di Napoli, dove il piatto continua a essere piuttosto diffuso, il nome è stato cambiato, esplicitamente per evitare il termine “offensivo“.

Giustamente c’è chi segnala che la “belladonna” è un veleno. Chi chiede: e gli strozzapreti? Chi teme per gli spaghetti alla zozzona. Ma dove ha origine il nome “puttanesca”? In rete si trovano molte teorie. La più suggestiva (naturalmente falsa) è che si servisse in locande vicino a bordelli dei Quartieri Spagnoli e servisse a riprendere le forze dopo gli amplessi. Quel che è certo è che la prima citazione nota del nome (la ricetta risale a un paio di secoli fa) è quella del bellissimo romanzo di Raffaele La Capria, “Ferito a Morte”, del 1961. A Napoli quel condimento viene chiamato “aulive e cchiapparielle(non sarà volgare anche così?).

E insomma, ci dobbiamo rassegnare? E’ giusto adeguarsi allo spirito dei tempi e dare una bella ripulita? Ma in tempi nei quali chef come Vissani insultano e offendono in ben altro modo, ci ripulirà la coscienza cambiare il cazzimperio in pinzimonio? E che ne sarà della culaccia, dei coglioni di mulo, dei bigoli, delle palle del nonno, delle minni di virgini, del brandacujun, delle zizze di monaca, dei cazzilli di patate?