Green pass, il post su Facebook (poi rimosso) di un ristorante di Milano: “Vi aspettiamo sempre senza la certificazione”

Green pass, il post su Facebook (poi rimosso) di un ristorante di Milano: “Vi aspettiamo sempre senza la certificazione”

Green pass, il post su Facebook (poi rimosso) di un ristorante di Milano: “Vi aspettiamo sempre senza la certificazione”. Dal 6 agosto scorso, ovvero da quando è entrato in vigore il green pass, ne abbiamo sentite un po’ di tutti i colori (come se tutto quello che è successo nell’ultimo anno e mezzo non fosse sufficiente, ci viene da aggiungere). La certificazione verde è ormai indispensabile per accedere a tutta una serie di servizi, compreso l’ingresso al ristorante, a meno che non ci siano dei tavoli fuori dove poter mangiare. C’è chi il green pass se lo è tatuato sul braccio, c’è chi presenta certificazioni false, c’è ancora chi pretende di entrare e mangiare all’interno del locale esibendo la propria foto mentre si fa vaccinare, convinto che sia una prova sufficiente, e infine – dall’altra parte, quella dei ristoratori – c’è chi fa entrare tutti, indistintamente, in barba alle regole. È il caso, quest’ultimo, del ristorante Panghea di Milano, il cui recente post su Facebook ha fatto il giro del web e ha accumulato una serie piuttosto lunga di commenti.

panghea milano green pass_

Dopo un meritato riposo, Panghea riapre. Vi aspettiamo sempre senza il green pass”, si leggeva sulla bacheca del profilo Facebook. Il passato è d’obbligo visto che il post dopo nemmeno 24 ore è stato rimosso: si erano accumulati quasi 3.000 commenti, molti dei quali in totale disaccordo con quanto scritto dai titolari. “Se non rispettate la normativa sul green pass perché dovrei pensare che rispettate le norme fiscali o quelle igienico sanitarie? Posti da evitare…” scrive qualcuno, “Verrò volentieri a mangiare da voi, ed è probabile che paghi con dei soldi falsi, tanto voi siete ristoratori mica controllori. Giusto?” ironizza qualcun altro oppure “Beh se queste sono le premesse e le promesse prevedo un ulteriore meritato riposo”.

Ai più attenti alle cronache cittadine, il nome Panghea dirà qualcosa: lo scorso inverno – quello fatto di zone rosse e arancioni, di coprifuoco e naturalmente di locali chiusi – il ristorante vegano in zona Porta Genova è stato tra quelli che hanno deciso di aprire e ospitare clienti anche quando non era possibile e sono stati sanzionati. E adesso questo.

panghea milano green pass_2

Forse, dopo oltre un anno e mezzo di pandemia e chiusure lunghe mesi, i titolari del ristorante di Milano non hanno ancora capito che chiedere il green pass all’ingresso oltre (e soprattutto) a mettere al riparo il loro locale da una possibilità maggiore di diffusione del contagio, fa evitare multe salate per il mancato rispetto delle norme anti-Covid. I clienti che vengono trovati senza green pass dove è obbligatorio rischiano sanzioni da 400 a 1.000 euro, così come il gestore che non controlla il possesso della certificazione verde e che, in caso di violazione reiterata per tre volte in tre giorni diversi, rischia la chiusura dell’esercizio da uno a 10 giorni.

Ma d’altronde da dei titolari che rispondono “Si chiama selezione naturale, nessuno obbliga nessuno” cosa ci vogliamo aspettare?

 

[Foto copertina Unsplash by sentidos-humanos]

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