Anko Roma, la cucina istintiva e gitana dello chef Cancelli

Anko Roma, la cucina istintiva e gitana dello chef Cancelli

Anko Roma. Lo chef,  Gianfranco “Anko” Cancelli, la chiama “cucina istintiva“. Per capire così, bisogna provare il nuovissimo ristorante di Roma che propone una filosofia culinaria di ispirazione asiatica.
Si tratta di un nuovo spazio non convenzionale, con una proposta gastronomica che si concentra sulla storia di Gianfranco e che si ispira alla cucina orientale.

L’idea dello chef è quella di mettere da parte ogni sovrastruttura e ridondanza e concentrarsi su semplicità e originalità. La stessa impronta data ai locali, con linee essenziali e scelte stilistiche pensate da Gianfranco e Riccardo Di Salvo, già proprietario e padrone di casa anche del Samba Maki. Entrando nel nuovo locale di viale Regina Margherita si accederà a un ambiente con più anime, unite dal colore nero delle pareti e divise da neon fluorescenti in stile Blade Runner da una parte e luci chiare dall’altra.

Cancelli ha 25 anni, è originario di Sora ma è “gitano nell’animo”, come si definisce. Si avvicina giovanissimo ai fornelli grazie a una passione che lo portato a fare una specie di incredibile giro del mondo, dove apprender tecniche e tradizioni e dà vita a una sua filosofia culinaria originale. Torino e la Sardegna le sue prime tappe, poi a 19 anni un periodo trascorso a Londra “a sfilettare migliaia di tonni rossi del Mediterraneo”. Quindi Milano, la Russia e ancora Roma, l’interessante esperienza in Tunisia con le sue aste del pesce, Capri, e l’ultima significativa tappa in Giappone per seguire i corsi dell’Accademia Culinaria TSA (Tokyo Sushi Academy).

Il risultato di questo giro del mondo è una cucina  multiculturale, senza troppi voli pindarici. Come la definisce lui stesso: “Una cucina istintiva. Nei miei piatti c’è un pensiero fisso, la volontà di non essere classico. Ho una certezza che mi guida nel processo creativo: so bene cosa non voglio essere. Darò sempre la priorità all’istinto, guidato dalla mia curiosità”. Anko significa anche provocazione: dal richiamo allo street food ai particolari impiattamenti, tra “cibo in scatola” e packaging in cartone utilizzato per la pizza da asporto che diviene un originale piatto.

Anko non segue schemi classici, né in cucina né in sala. Si presenta “senza condizionamenti, perché non ha regole, è smart, frizzante, irriverente”. Già a partire dalla sala, con un tavolo sociale dalla forma quasi circolare e la cucina a vista.

Anko Viale Regina Margherita, 168 – Roma
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