Barikamà a Roma: dai pomodori di Rosarno al Caffè Nemorense, la storia di riscatto di Suleman e soci

Barikamà a Roma: dai pomodori di Rosarno al Caffè Nemorense, la storia di riscatto di Suleman e soci

Barikamà a Roma, dai pomodori di Rosarno al Caffè Nemorense. Barikamà: in bambara, la lingua del Mali, significa resilienza. Si parla di resilienza quando il metallo sotto sforzo, anziché spezzarsi, si rafforza. E se ne parla quando un essere umano si adatta positivamente ai cambiamenti, affrontando con ottimismo traumi e problemi, trasformandoli in occasioni per fare della (e nella) sua vita qualcosa di bello. A volte, di più bello ancora. Ecco la storia di riscatto di un gruppo di ragazzi che sfruttati a Rosarno sono arrivati a Roma a produrre yogurt con una cooperativa sociale, fino a gestire il nuovo Caffè Nemorense.

Biani

 

Suleman e i suoi soci, di barikamà ne hanno tantissima. Risale al 2010 il punto di rottura, quando a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, quattro braccianti africani – tutti in nero e senza permesso di soggiorno, clandestini in altre parole – vengono gambizzati a colpi di carabina da un cittadino in automobile. Le proteste dei giorni seguenti avrebbero indotto il Comune a proporre una soluzione repentina alla “caccia all’immigrato“: mandare via in blocco circa 500 persone, destinazione Crotone e Bari, per finire a vivere in altre baracche, lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno in altri campi, per raccogliere 350 kg di altri pomodori, per 3 euro. “Almeno a Rosarno ci pagavano 20 euro al giorno” dice Suleman, “ma non avevamo scelta: non era una proposta. Era un’imposizione“. Dopo lo smistamento nei centri d’accoglienza e il tentativo di adattarsi al cambiamento, un gruppo di 150 persone decide di venire a Roma: la loro nuova casa, la stazione Termini. Lì succede la cosa bella.

Barikamà

Un gruppo di persone cattive non rende cattivo un intero Paese, non bisogna generalizzare“. L’eccezione in questo caso porta il nome di Giuseppe Pugliese, fondatore di SOS Rosarno: un coordinamento solidale di piccoli produttori agricoli del Mezzogiorno, che assume regolarmente la manodopera immigrata. Grazie all’intervento di Pugliese, Suleman e compagni riescono ad ottenere un permesso di soggiorno umanitario (annuale ma rinnovabile) e nel 2012, nei locali del centro sociale Ex Snia in zona Prenestina, cominciano a produrre yogurt. E a venderlo, autocertificato, attraverso il connettivo dei mercati “Terra Terra” e dei Gruppi di Acquisto Solidale. Nel 2014, insieme ai 150 litri settimanali di yogurt richiesti e venduti, arriva l’esigenza di fondarsi in cooperativa e certificare fiscalmente il prodotto: ciò avviene grazie al sostegno del Casale di Martignano. Qui Suleman, Aboubakar, Sidiki, Seidou e tanti altri gestiscono il progetto di microcredito Barikamà, producendo e distribuendo in tutta Roma (accettando sempre anche trasferte esterne) yogurt e ortaggi, con l’aiuto del socio Mauro e di altri ragazzi con sindrome di Asperger.

Yogurt Barikamà

Lo yogurt di Barikamà viene preparato con latte intero biologico pastorizzato del Casale Nibbi e fermenti lattici, senza aggiunta di addensanti, conservanti, dolcificanti e coloranti. E viene confezionato con il meccanismo del vuoto a rendere: si riutilizzano i barattoli di vetro restituiti dai clienti alla consegna dello yogurt, per ridurre l’impatto ambientale e rendere ancora più sostenibile il progetto (314 ml, 2.20 euro; 580 ml, 3.30 euro; 780 ml, 4.40 euro). Chi utilizza lo yogurt Barikamà può postare qui le proprie ricette.

Barikamà

Stesse regole di ecosostenibilità per gli ortaggi, tutti certificati ICEA: aglio, bieta bianca, rossa o verde, cavolo nero e cappuccio, insalata canasta e scarola, patate e zucche. Tutti i prodotti possono essere acquistati online e consegnati a domicilio in bicicletta, con una spesa minima di 10 euro, nei mercati contadini del mese (qui per il calendario), tramite la rete G.A.S Lazio o assaggiati in alcuni punti vendita di Roma: come nella Latteria Trastevere di Vicolo della Scala, dove si fa colazione con il loro yogurt.

Caffé Nemorense, Roma

La cooperativa ad ottobre 2015 ha vinto, insieme ai ragazzi del Grandma Bistrot, il bando per l’assegnazione del punto ristoro del parco Nemorense di Roma. Dal mese di luglio 2016 ha cominciato a promuovere una serie di tirocini finalizzati all’inserimento lavorativo dei ragazzi con sindrome di Asperger, vincendo nel dicembre dello stesso anno la prima edizione del premio “Coltiviamo Agricoltura Sociale” indetto da Confagricoltura. E dal 24 settembre scorso, giorno dell’inaugurazione, si occupa stabilmente della manutenzione del verde e della gestione del Caffè Nemorense (da novembre anche indoor) distribuendo caffè, yogurt, prodotti gastronomici freddi e organizzando eventi culturali. Il Caffè è aperto tutti i giorni, dalle 7.30 alle 21 di sera.

Caffé Nemorense, Roma

La promessa di Suleman è di trasformare il Caffé, “il prima possibile“, in un ristorante vero e proprio, “dove la gente possa fare l’aperitivo e cenare con piatti cucinati da noi“. Un sogno che anziché parole al vento gira ruote di bici che corrono forte a prescindere, sfidando il più devastante degli uragani a suon di resilienza. Finché non si arrende: e arriva il ponentino.

Cooperativa Sociale Barikamà; Tel.: 339.6450624; E-mail: barikamaroma@gmail.com; Sito e Pagina FacebookCaffè Nemorense (Parco Nemorense), Via Nemorense 41; Aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 21. Tel.: 329.294 7358; Pagina Facebook

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