Severgnini rules, ristoranti da evitare

Nel 1993, Beppe Severgnini stilava una serie di regole (le Sever’s Seven Rules) per scegliere i ristoranti, anzi, per evitare quelli sbagliati. Oggi le ha aggiornate sul Corriere della Sera. Se 20 anni fa risentivano del tempo, il “cocktail di gamberetti“, la parola “gourmet”, quelle attuali sono un misto di buon senso, di qualunquismo da uomo della strada (no alla parola molecolare) e di snobismo british. Vi riportiamo entrambe le liste. E voi che ne pensate? Se avete aggiunte o correzioni, accomodatevi…

Le regole del ’93

1 Evitare, all’estero, i ristoranti che hanno un nome italiano. In Italia, quelli che hanno un nome inglese
2. Evitare i ristoranti alle cui pareti sono appesi oggetti diversi da un quadro
3. Evitare i ristoranti che offrono come antipasto solo cocktail di gamberetti
4. Evitare i ristoranti che usano la parola “gourmet”
5. Evitare i ristoranti troppo vuoti, a meno che siano le undici del mattino
6. Evitare i ristoranti dov’è impossibile stabilire di che colore fosse, una volta, la giacca del cameriere
7. Evitare i ristoranti: meglio farsi invitare a cena da amici e conoscenti.

Le nuove regole

1 Evitare i ristoranti il cui proprietario è ritratto all’ingresso con un tronista o con il sindaco in carica (se è il presidente del Consiglio, peggio ancora)
2. Evitare i ristoranti dove lo chef è presente solo in fotografia (magari perché è sempre in TV)
3. Evitare i ristoranti dove i camerieri sono tristi
4. Evitare i ristoranti dove i ragazzi in cucina sono silenziosi come Gianni Letta o gridano come Antonio Di Pietro in conferenza-stampa.
5. Evitare i ristoranti che utilizzano la parola “molecolare”
6. Evitare i ristoranti dove vi portano l’acqua del rubinetto con una smorfia di disprezzo
7. Evitare i ristoranti che servono porzioni troppo grandi o troppo piccole
8. Evitare i ristoranti arredati con eccessivo buon gusto. La qualità del cibo è inversamente proporzionale a quella dei quadri sulle pareti.

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