Bottega Popolare a Roma è il nuovo box del Mercato Trionfale che porta la cucina piemontese in versione street food. Dietro al progetto c’è lo chef Antonio Giordano, che dopo aver sperimentato i piatti della tradizione romana, torna alle sue origini.
Sono le 13 di pomeriggio di un freddo venerdì di gennaio quando veniamo accolti dallo chef Antonio Giordano nel suo nuovo box al numero 113 del Mercato Trionfale di Roma. Il calore e la passione con cui presenta la sua Bottega Popolare, inaugurata il 10 dicembre 2025 (l’avevamo segnalato qui), trasmettono un mix di fatica e soddisfazione, quella che accompagna chi decide di rimettersi in gioco, facendo leva solo sulle sue forze. E così, dietro al bancone parla e si muove, senza stare mai fermo. Tra un piatto e l’altro, se c’è una pausa, prepara i grissini. La scelta di puntare sulla cucina delle sue origini, quella piemontese, riempie un po’ un vuoto qui a Roma, dove trovare plin espressi e bagna cauda non è affatto scontato.
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Da Torino a Roma, per amore

Nella Capitale Giordano c’è arrivato nel 2009 per amore e anche se poi le cose sono andate diversamente da come immaginava. La cucina l’ha ancorato qui, dove ha lavorato in diverse realtà ristorative, da Said a San Lorenzo fino alle collaborazioni (di cui va fierissimo) con la chef Cristina Bowerman di Glass Hostaria, all’epoca del suo Romeo, prima a via Silla, poi a Piazza dell’Emporio. Lo scorso anno, durante la sua ultima esperienza in un ristorante del centro storico, è arrivata per Antonio la voglia di rimettersi in gioco, con una premessa: se fosse diventato imprenditore non avrebbe mai “incasinato nessuno”, riferendosi ai potenziali dipendenti.

E così, dopo che una sua amica gli ha segnalato la possibilità di aprire un box al mercato, ha deciso di percorre la strada di un’apertura in un mercato rionale, così come hanno fatto molti colleghi (si pensi a Partager o Sobrio Bottega, entrambe recenti novità). Ma veniamo al nome: “Ho deciso di chiamarla Bottega Popolare, perché qui faccio cose con il cuore, mantenendo prezzi popolari”, racconta a Puntarella Rossa, orgoglioso pure di aver fatto progettare il suo spazio da uno studio di architettura (G+V di Giulia Vargiu e Valerio Campanelli). “L’hanno costruito addosso a me, come volevo”, specifica.
La proposta di Bottega Popolare a Roma

Quello che si mangia da Bottega Popolare si legge direttamente sulla facciata/lavagna della piccola insegna, mentre ci si accomoda sugli sgabelli appoggiati al bancone, di colore rosso acceso, dietro al quale lo chef prepara i suoi piatti. Noi partiamo dai plin al sugo di arrosto (12 euro), serviti in versione street food in ciotole monouso (dettaglio che destava un po’ di preoccupazione in lui, arrivando dai ristoranti veri e propri, sebbene poi abbia capito che l’usa e getta non spaventa chi sceglie questo tipo di locali). Proseguiamo con un vitello tonnato (6), leggero e delicato, il giusto per un pranzo veloce, ma in menu ci sono anche la lingua in salsa verde (8), la guancia di manzo brasata al Barbera (15) e il pollo in carpione (12).

Sempre dalla tradizione piemontese arrivano i tomini di formaggio fresco, rossi e verdi, decisamente una chicca in quel di Roma. È però la farinata ad aver riscosso più successo in questo primo mese di attività, al punto che ci sono persone che la ordinano e poi passano a ritirare al mattino: “La farinata mi rappresenta tantissimo perché è uno dei ricordi più belli delle merende di quando ero ragazzino. Poi, grazie a un mio carissimo amico, che mi ha insegnato a farla come la fa lui, mi è venuta proprio la voglia di portarla nella mia bottega e soprattutto di farla conoscere e assaggiare ai romani”, aggiunge lo chef. Quanto ai dolci, neanche a dirlo: baci di dama fatti in casa, cioccolatini cri cri o l’immancabile gianduiotto. La piccola proposta dei vini include vitigni come Barbera, Favorita o Arneis (non alla mescita).
L’aperitivo alternativo con la merenda sinoira da Bottega Popolare a Roma

Dalla cultura contadina piemontese arriva l’idea di proporre in bottega la merenda sinoira, un’alternativa all’aperitivo classico moderno. L’espressione deriva dalla parola “sina” (dialetto piemontese per “cena”), un momento di convivialità, accompagnato da un pasto pomeridiano che può sostituire anche la cena. “La merenda sinoira nasce a metà Ottocento in Piemonte, dove contadini e pastori, a fine lavoro, si riunivano per dare modo anche a chi non aveva possibilità di cenare di farlo. Chi aveva la vite portava il vino, chi aveva gli animali portava i salami o i formaggi e così via. Non si spendevano soldi, era un rito conviviale“, ricorda lo chef.

Negli anni ’50 e fino agli anni ’80 del secolo scorso, la merenda sinoira si è trasformata in un momento di gusto da consumare nelle osterie di montagna, magari sotto il pergolato di una piola (trattoria tipica piemontese). Dopo il remake messo in atto in questi ultimi anni dagli chef piemontesi, ora Antonio fa un tuffo nel passato e rilancia la tradizione anche a Roma. Si inizia a febbraio prossimo, il venerdì e il sabato sera, dalle 18, con un tagliere che include uovo sodo tonnato, peperoni in bagnacauda, acciughe al verde, toma e salame, grissini, giardiniera, tomino rosso, tomino verde e un paninetto con burro, salame e acciuga. Ulteriori dettagli sulla proposta sono in fase di definizione.
Bottega Popolare. Box 113 Mercato Trionfale, Roma. Instagram
