Smooshi a Milano, tramezzini danesi (con ammiccamento al sushi)

smooshi a milano

Smooshi. Leggiamo la parola e cerchiamo di decrittarla. Si allude a smooth (morbido, liscio)? Chiediamo lumi al cameriere: "Guardi, smooshi è un misto di cucina danese e giapponese, l'hanno inventato i soci, che sono cinque, hanno tutti meno di 35 anni e sono già proprietari di sette ristoranti a Milano". Ah! Restiamo a bocca semiaperta, incerti se approfondire il concetto di fusion nippo-danese o la giovane età dei cinque o, ancora, la proliferazione di ristoranti. Non abbiamo ancora elaborato, che arriva un'altra informazione: "Un secondo Smooshi è in arrivo a giorni, in via Vigevano". Decidiamo di mettere da parte le domande e provare questa ennesima diavoleria fusion (vedi Temakinho, con la sua cucina nippo-brasiliana). 

Con una rapida ricerca appuriamo che i cinque soci sono partiti dal concetto di Smørrebrød, letteralmente "pane e burro". Sarebbe una sorta di panino o tramezzino "scomposto", in auge dalle parti di Copenaghen. In sostanza, una fetta di pane sulla quale giacciono le guarnizioni. Non contenti, i soci milanesi hanno deciso di inventarsi il neologismo smooshi, per adattarlo ai palati e alle mode meneghine, particolarmente sensibili al sushi e alla cucina orientale.

Ed eccoci al dunque, con il cameriere (napoletano) che ci spiega la filosofia del locale. Già che ci siamo, chiediamo: "Ma che c'entra il Giappone con questi tramezzini o come si chiamano?". "Beh, perché sono piccoli. Li abbiamo in formato mignon, da tre euro, o normali da 6. E poi il nome smooshi ricorda il Giappone". Tutto chiaro. Fingiamo di capire la spiegazione, con ampi cenni del capo, e ci buttiamo nello studio del menu. 

smooshi interni

Non prima di aver dato un'occhiata al locale: la parte interna è arredata alla nordica, con colori chiari (predomina il blu) e legno. 

Ma c'è anche un dehor sul marciapiede, con tanto di tappeto d'erba finta. 

E dunque, il menu. Prima cosa da fare è scegliere la base: al riso giallo, di polentina gialla o al pane nero. Scelta la base, si sceglie il condimentoQuello che ci convince di più è il fagottino ripieno di caprino mantecato al pepe ed erba cipollina avvolto in pasta kataifi croccante e salsa di pisellini e menta fresca. Va via in un boccone, fresco e delicato. Partiti i primi tre euro, si passa all'assaggio degli altri: c'è  la mousse di zola con mezza pera caramellata in forno, ripiena di tartare di noci laccate al miele e c'è la crema di tomino delle Langhe con radicchio rosso croccante e foglie di speck del Tirolo profumato al timo. Con la base al pane nero assaggiamo la battuta di manzo all' italiana con bocconcini di mozzarella di bufala affumicata, fiori di zucca e insalatina di campo. Niente ci esalta, spesso la guarnizione crolla miseramente, appena attaccata, decomponendosi sul piatto. Proviamo una certa sensazione di accumulazione, più che di farcitura.

Concludiamo con i dolci. Proviamo la base di soffice al cioccolato 72%, mousse di vaniglia naturale del Madagascar e crema di lamponi (6 euro) e la base di cioccolato croccante 60%, nocciola in granella e mousse di lamponi.

Meglio il primo, con la mousse di vaniglia più delicata di quella di lamponi. 

Alla fine, salutati da una cameriera spezzina e dal collega campano, ci accomiatiamo con un inchino nippo-danese. Avrà successo Smooshi? Può darsi, è un'idea simpatica, anche se guarnita di fuffa. A noi l'esperienza non ha esaltato e ne usciamo con una certa fame, avendo speso una cifra non indifferente. 

I voti di Puntarella

Cucina: 6,5

Ambiente: 7

Servizio: 6,5

Bonus: qualcosa di diverso

Malus: un po' modaiolo e i tramezzini non sfamano del tutto

Smooshi, via Vincenzo Monti 27 Chiuso la domenica. Tel 02 7862 2016

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