Il Maule pensiero: roba strong

Vini naturali, la manifestazione di cui vi abbiamo parlato qui, è finita ed è un peccato. E' un po' come la festa della donna: si vorrebbe che non ci fosse solo l'8 marzo, ma tutto l'anno. Ecco una Vini naturali permanente, un ciclo continuo di terroir che dilaga ogni santo giorno che il sulfureo (o solfosoro?) creatore ci manda in giorno, sarebbe una benedizione. Accontentiamoci, per ora, e ringraziamo Tiziana Gallo che tra mille difficoltà lo porta avanti. Noi ci siamo stati, abbiamo visto, assaggiato, degustato, guatato. E scegliamo questo video con Angiolino Maule, girato dalla brava Giulia Graglia, per farvi capire cosa vuol dire provare a nuotare controcorrente, senza neanche un po' di solfiti a tenerti stabile e armonico nella rotta. Ecco il video e un fior da fiore dell'Angiolino Maule pensiero. Roba strong, per uomini veri.

PAROLA DI ANGIOLINO MAULE

– Io ho avuto la fortuna-sfortuna di nascere in una famiglia difficile. Mio papà era un alcolizzato. Ho passato un’infanzia tremenda e per questo son diventato uno che non ha paura di nessuno: mi puoi fermare solo con una fucilata
– Nel ’77, a 23 anni, facevo il pizzaiolo e invece di comprarmi una macchinona mi sono comprato una pressa, perché avevo in mente di fare il vino.
– Febbraio ’89, chiudo la pizzeria e comincio a fare il produttore.
– A 35 anni la delusione: mi accorgo, a quell’età, che il vino è frutto della tecnologia e della chimica. Ero mortificato. Mi dico: riprendo la pizzeria, ho ancora fiato nei coglioni per farlo.
– Nel ’90 conosco Gravner, che ha capito che ero fuori di testa.
– Mi pento di non aver cominciato prima con il vino naturale.
– Se riuscissi a coinvolgere i produttori amici e il mondo scientifico a insegnarmi a mettere sempre di più il terroir, a livello commerciale non temeremmo concorrenza in tutto il mondo.
– Ci sono tre livelli di solforosa: la combinata, che aggiungi e si combina con il vino, l’altra è la libera, l’unica che protegge il vino, e la terza è la totale, che unisce tutte e due.
– La solforosa mette i vini in un tunnel, in un canale, perché è antisettico e antibatterico. La solforosa ha bisogno di ossigeno, perché gli vieta di immagazzinare ossigeno e gli vieta di ossidarsi.
– Senza solforosa i vini sono sempre pom, sempre aperti, i profumi sempre disponibili, il gusto che esplode sempre subito..
– Facciamo la fermentazione senza solforosa, la decantazione senza utilizzare niente. Il vino resta con la feccia fino all’imbottigliamento. Prima di imbottigliare, la prova dell’aria: prendiamo bicchiere e lo portiamo al caldo, se vediamo che il vino non si ossida, si vede che c’è un equilibrio talmente alto che possiamo fare il vino con tranquillità.
– Lavoro solo su un vitigno che è la Garganega, su terreno vulcanico. A secondo della temperatura di eruzione del vulcano, della pendenza, dell'esposizione e della ventosità dei suoli, cambia completamente il gusto.
– Il terreno domina sul gusto o non domina? Solo così arriveremo a fare vini del terroir. Questo è solo l’inizio della ricerca.
– I fratelli di mia moglie sono molto meravigliati che ho comprato terreno in quella zona poverissima. Anch’io quando ho comprato lì, ho pensato: che stronzo che son stato. Ma poi ho pensato che potevo tirare fuori il meglio anche da quella zona lì.
– Il pinot nero, il nebbiolo, il nerello mascalese non sono mai stati vinoni, grossoni: esili ma profondi. Come il mio Faldeo. Ora abbiamo aumentato la biomassa del suolo e stiamo risolvendo il problema delle cattive estate.
– L’altro che state provando è più cicciottone, è Valeria Marini l’altro

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