Una giornata perfetta di mezz’estate

Metti un giorno di mezz'estate a Roma, da soli o quasi. Un risveglio lento, senza il vociare dei vicini, con la luce pigra che filtra dalle persiane socchiuse. Uno sbadiglio gigante. Intorpidimento. Immobili nel letto. Svegli o forse morti. Dormiveglia, ricordi lontani: "Altri dieci minuti, mamma…". Un messaggino di what's up, "Dove cazzo sei finito?", e siamo svegli.
Che si fa, a Roma, il 16 agosto? Bella domanda. Noi proviamo a dirvi la nostra giornata perfetta (qui e ora, che la giornata perfetta cambia ogni giorno): non è detto che coincida con la vostra (anzi, ditecela), però magari vi servirà da ispirazione. Si parte.

ORE 11 Dunque, abitando in centro, mettiamo a Monti, facciamo subito un salto rinfrescante da Panella, in via Merulana, una delle poche oasi aperte. Ci accoglie il nostro cameriere preferito, baffetto sottile, occhi vispi, battuta facile. Si comincia con un bel caffè al pistacchio e un cornetto. Ci sta anche una centrifuga carota, mela e arancia. Sono le undici ma il sole già picchia. Chiudiamo gli occhi e ci facciamo rinfrescare dagli spruzzi dell'aria condizionata. E' ora di muoversi.

ORE 12 Saltiamo in sella all'amata Vespa e in pochi minuti siamo a Colle Oppio. L'Os Club è un bellissimo locale con ristorante doppio (uno carissimo e uno caro), bel giardino sotto pini secolari e una nuovissima piscina con sdraio e ombrelloni, aperta da un mesetto (si fanno anche degli aperitivi serali). Paghiamo 16 euro (10 entrando alle 14, 19 nei weekend) e ci cambiamo. Telo bianco in omaggio, spogliatoi e sdraio. Un tuffetto rinfrescante e via sulla sdraio a leggere il libro più bello dell'anno :Open, di Andrè Agassi. Siamo a pagina 155: "Il suo comportamento concorda con tutto quello che ho sentito dire di Connors da altri tennisti. Uno stronzo, dicono. Una testa di cazzo, villano, borioso, egomaniaco". Agassi, con il valido aiuto del premio Pulitzer Moehringer, ci fa ridere e piangere, ci commuove e ci fa divertire come pochi altri. Avvistiamo una brunetta vellutata, poi il cameriere e gli chiediamo uno spritzino. Chiudiamo gli occhi e siamo a Formentera.

ORE 16 Dopo uno spuntino, qualche sbracciata e un bel numero di pagine lette, siamo pronti a sgombrare il campo. Le prime ombre si allungano sulla piscina e la ragazza dalla pelle di velluto se n'è andata. E' ora di muoversi. Si inforca la Vespa e via a casa. Una controllatina a Facebook (due notifiche, una la solita Ostia Beach, l'altra un commento sul gruppo "Legge Bacchelli alla Generazione TQ"). Accendiamo il Mac e ci spariamo il felliniano Otto e Mezzo: da rivedere una volta all'anno. La malinconia si addice bene all'estate. Si sono fatte le 18.30, è ora di uscire.

ORE 18.30 Siamo indecisi: partitella a tennis o aperitivello? Si opta per la seconda. Due secondi di riflessione, verifica di Puntarella Rossa e sortita verso Prati: ci aspettano i drink di Pino Mondello da Settembrini Cafè. La strada larga, il marciapiede larghissimo, pochi passanti, nessun turista. Non ci resta che trovare un posticino per cenare. Optiamo per un posto all'aperto, non troppo costoso.

ORA 21 Cesare, via del Casaletto. Un cortile fresco, tavoli ben separati, un Pinot bianco nel suo glacier. Gnocchi fritti per cominciare, polpettine di bollito e un mini assortimento di dolci finale. Sono ormai le 11, l'aria si è rinfrescata, la giornata sta per finire. Si torna a casa, c'è Agassi che ci aspetta: "Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia ferrmarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra cio che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l'essenza della mia vita".

In questo post:

Panella, via Merulana

La piscina dell'Os Club, Colle Oppio

Settembrini Cafè

Andrè Agassi, Open, Einaudi

Cesare al Casaletto

Ostia beach

Vespa 150

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*