Fuori dai soliti circuiti, Golfo di Napoli è una valida pizzeria napoletana a Roma Est, zona Torre Maura. Il locale della famiglia Cirillo non delude le aspettative, anzi, le appaga. Ecco perché ci è piaciuta.
Se per un turista che arriva a Roma dall’altra parte del mondo un piatto di carbonara mangiato tra i vicoli chiassosi di Trastevere resta l’obiettivo principale del viaggio stesso, coloro che abitano questa città 365 giorni all’anno sempre più spesso sono attratti dalla prospettiva opposta. Ben venga fuggire dalla soffocante gentrificazione del centro storico, puntando (anche) a realtà gastronomiche più periferiche, dove l’autenticità resta garanzia di sopravvivenza. Tra queste, c’è il Golfo di Napoli, pizzeria napoletana di Roma Est a gestione familiare, nel cui menu non mancano i piatti più famosi della tradizione partenopea. Siamo precisamente a Torre Maura, sconfinante oltre il viale Palmiro Togliatti, territorio ancora poco noto agli amanti del buon cibo.
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Una pizzeria napoletana a Roma Est nata da una storia di famiglia

È in questo angolo di città che è approdata la famiglia Cirillo, in principio papà Francesco, che dopo varie esperienze lavorative a tu per tu con l’arte bianca tra Torre Annunziata e Roma (incluso un passaggio da Napul’è a Prati), decide di mettere radici proprio a due passi dalla via Casilina, aprendo prima nel 2000 una pizzeria a taglio, poi integrata con la tavola calda, cui è seguita dal 2013 una sala per la pizza al piatto. In questa ultima metamorfosi si inserisce suo figlio Pasquale, che inizia a lavorare nel locale, senza mai perdere di vista la sua vera passione: la pizza napoletana contemporanea. Ed è qui che scatta l’intuito del giovane pizzaiolo, il quale, recandosi anche a Napoli per perfezionare la sua tecnica, convince il padre a virare verso la tonda verace napoletana dal cornicione pronunciato. Nel 2016 è arrivato pure il forno a legna Grimaldi e da quel momento la storia dell’insegna ha iniziato la sua svolta.
“Papà è nato a Torre Annunziata e ha iniziato come pasticciere a 14 anni a Pompei. Mamma invece aveva un panificio di famiglia, dove lui ha cominciato a lavorare. Successivamente si è trasferito a Roma da solo per trovare la sua strada e ha iniziato a fare il pizzaiolo, essendo già in grado di maneggiare gli impasti”, racconta Pasquale a Puntarella Rossa. Il locale di Torre Maura il padre lo ha trovato nel 1999 sul mitico giornale cartaceo degli annunci Porta Portese, un pezzo di storia di vita per i romani dell’era pre-web. “All’inizio io facevo un lavoro in tutt’altro ambito, poi mi sono messo a fare il pizzaiolo. All’epoca ero appassionato di personaggi come Sorbillo, Di Matteo, Santucci. C’erano solo loro. Vedevo i loro video su Youtube, unico canale disponibile, bei tempi!”, ricorda. Poi si è appassionato sempre di più a questo mestiere, facendo anche vari corsi a Napoli. “Ho detto a papà: ‘Prendiamo un forno a legna’, la pizza napoletana va cotta lì'”. E così è stato.
Golfo di Napoli nella periferia di Roma Est

Quando si entra nella pizzeria, subito a sinistra c’è il piano degli impasti con dietro il forno. È l’odore del pomodoro fresco cotto il primo a salire all’olfatto, mentre si viene travolti dal calore delle infornate. Procedendo verso l’interno, sulla destra c’è la sala interna, cui si aggiunge un piccolo dehors esterno nella stagione calda. Il fatto che, una volta seduti, al nostro fianco sia l’accento partenopeo a risuonare qua e là tra i clienti, rassicura. “Le persone vengono anche dall’altra parte di Roma, anzi la clientela del quartiere è una minoranza“, ci confessa Pasquale. L‘arredo è piuttosto basic, non caricato dai tanti oggetti spesso rinvenibili in questo tipo di pizzerie, forse perché a parlare è il prodotto stesso. Le pareti rosse e bianche sono più che sufficienti. “Se il cibo è buono, perché non attraversare la città?”. Così la pensa la famiglia Cirillo ed è difficile affermare il contrario.
La filosofia della pizza napoletana al Golfo di Napoli

La triade vincente su cui fa leva il locale è questa: Pasquale fa la pizza, sua madre Marianeve è al timone della cucina, papà Francesco rifinisce i dolci. “Se si tratta di genovese – aggiunge il pizzaiolo – c’è mamma. La domenica quando stavamo a Napoli ed ero bambino ricordo che mettevano noi bambini a spezzare gli ziti per tenerci a bada. Considerando che ho 14 zii tra mamma e papà… vi lascio immaginare il casino”. E sulla parte dolce non manca anche quale divergenza di vedute tra padre e figlio, così come accade un po’ in tutte le famiglie: se per il primo la presenza di alcune specialità resta indiscussa, per il secondo, se ne potrebbe fare a meno: “La sfogliatella per me te la devi mangiare lì, a Napoli”. Ma i clienti amano queste prelibatezze e in carta restano.
Pizza, impasti, materie prime e rapporti con i fornitori sono aspetti che Pasquale ama seguire in prima persona e sul tipo di prodotto che offre ha le idee chiare: la pizza è una cosa, il cucinato altro. “Non voglio strafare, non sono uno chef. Non amo una pizza troppo carica. Vedo in circolazione cornicioni belli e a prova di TikTok, ma crudi”. Insomma, per il pizzaiolo non serve giocare a fare i campioni della pizza a canotto. “All’inizio la mia idea era quella di fare la vera pizza verace napoletana, seguendo il disciplinare, come ho fatto per un periodo. Poi ho iniziato a studiare gli impasti e il mondo dei prefermenti, focalizzandomi su una versione contemporanea, con cornicione medio“. Il risultato è un prodotto semplice, digeribile, con gli ingredienti che hanno il sapore giusto, dove una mozzarella di bufala e un fiordilatte sono ancora distinguibili.
Pizza napoletana, cucina di famiglia e impasti quotidiani

Si parte dagli antipasti, fra polpo e scarola e impepata di cozze. Poi ci sono i primi di mare come gli spaghetti cozze e vongole (15 euro) o, passando a quelli di terra, la pasta allo scarpariello (spaghetti trafilati al bronzo con datterino rosso, pecorino romano, parmigiano e basilico (10). Se l’inverno la fanno da padrone la già citata genovese o la pasta patate e provola, la primavera lascia spazio alla Nerano, con zucchine e provolone del Monaco (13). E ancora, frittura e moscardini a completare il tutto. Ma passiamo al sodo, le pizze, divise tra stagionali e classiche. Per queste ultime, immancabile la margherita, con bufala o fiordilatte (rispettivamente 12 euro e 8,50), disponibile anche nella versione con salsiccia rossa di Castelpoto (14). Per le pizze stagionali, si può sperimentare con un topping di asparagi in crema, punte di asparagi al burro, speck d’oca, feta greca e chips di peperone crusco (16,50). Altra alternativa, la pizza con pesto di rucola (16); e ancora, tonno e cipolla in quattro consistenze (17).

Anche i fritti sono memorabili, in testa la frittatina di pasta, con i bucatini cotti al punto giusto e ingredienti ben calibrati fra loro (4). Tra gli altri antipasti, segnaliamo le pizzette montanare (4) e il tronchetto di baccalà (6). La parte dolce si alterna tra specialità fatte in casa come capresi e pastiere e altri classici arrivati direttamente da Napoli e qui ultimati. “La bagna ai babà la vuole fare papà, ci tiene, vuole trovare il giusto equilibrio alcolico o, nel caso delle sfogliatelle, il giusto punto di cottura”, precisa Pasquale. In frigo non manca anche la Delizia al Limone firmata Sal De Riso, un tocco di freschezza per concludere il pasto, sognando a occhi chiusi la costa campana.
Golfo di Napoli. Via Enrico Giglioli 99-100, Roma (RM). Tel. 06 261873. Sito. Facebook. Instagram.
