Ciaparat a Roma è l’enoteca con laboratorio di gastronomia, in zona Appio Latino, di Emiliano Cataldo e Greta Bertoli: circa 160 etichette, piattini da condividere, vinili, atmosfera accogliente e tanti eventi in programma che spaziano dalle degustazioni alle presentazioni di libri.
Ciaparat apre il 27 maggio 2023 in Piazza S. Donà di Piave, grazie all’idea di Greta Bertoli ed Emiliano Cataldo. Entrambi provengono dal mondo enogastronomico. Lui ha passato gli ultimi suoi 20 anni da Enoteca Il Piccolo nel centro storico di Roma, lei sommelier con diverse esperienze in campo, tra cui la Mescita e un breve periodo da Pizzicàrola, prima dell’arrivo di questo progetto. L’idea di base è quella di creare un punto di riferimento nello stesso quartiere in cui vivono, in cui andare per bere del buon vino e mangiare qualcosa, il tutto in un ambiente informale. Lato gastronomia, a collaborare con loro sin dal principio c’è Chiara Sarra, che qui da Ciaparat ha portato oltre la sua esperienza, anche la sua filosofia.
Come nasce Ciaparat a Roma

Come nasce Ciaparat ce lo racconta direttamente Greta: “Il progetto è nato in un momento in cui io ero pronta a declinare il mio lavoro in ambiti leggermente diversi. Volevo anche provare a lavorare in un’azienda vinicola; mi sarebbe piaciuto dopo 10 anni trascorsi tra ristoranti ed enoteche. Poi con Emiliano, anche lui da sempre appassionato di vino e gastronomia, abbiamo capito che l’enoteca con mescita e gastronomia era l’ideale per un contatto più diretto e informale con le persone, in un ambiente più rilassato rispetto al ristorante”. Emiliano e Greta hanno subito le idee chiare sulla zona in cui collocarsi, “Ci premeva creare qualcosa per il quartiere. E’ stato un caso fortuito trovare questo locale, anche in breve tempo. Un giorno ho visto che era stato messo il cartello. Lo siamo andati a vedere ed era una scatola vuota; era stato prima un ufficio, poi un magazzino e poi è rimasto chiuso per cinque anni. La metratura era quella giusta. Quando abbiamo visto gli spazi e le vetrate che ci hanno convinto subito, abbiamo deciso di lanciarci”.

Così al via i lavori di restyling, curati dallo studio Undonearchitectures, che ha saputo ben interpretare la filosofia di accoglienza del locale. Soffitti altissimi dai colori tenui, dove spiccano le librerie modulabili dal disegno anni ’60, usate come bottigliere, il bancone bordeaux su cui appoggia il giradischi che viene usato durante serate a tema e il piccolo laboratorio a vista. Circa 26 i coperti all’interno (tra sedute ai tavoli e bancone), a cui se ne aggiungono altre 18 esterne, dove affacciano le ampie vetrate.

Il nome Ciaparat poi, dal dialetto piemontese, che vuol dire letteralmente “acchiappa topi“, o “perditempo“: “La cosa più difficile che abbiamo fatto è stata scegliere il nome – spiega Greta a Puntarella Rossa –. Eravamo partiti con un’idea, Emiliano aveva già lavorato alla grafica; poi non ci piaceva e l’estate prima di aprire ero da mio padre in Piemonte; disse una frase con una parola divertente in dialetto. Da lì l’idea di scegliere una parola dialettale, con un accento forte ed evitare un nome romanesco: abbiamo stilato una serie di parole che ci piacevano e che avessero un bel suono e significato, le abbiamo mandate ai nostri amici e loro hanno votato. Ha vinto Ciaparat“.
Cosa si mangia da Ciaparat a Roma

Ad orchestrare il laboratorio di Ciaparat c’è Chiara, affiancata da Emiliano che si dà da fare sia qui che in sala. “Lei è con noi dal giorno uno. Quando abbiamo deciso di aprire e abbiamo iniziato a farci un’idea di quello che avremmo voluto dal locale, ci siamo resi conto che avevamo bisogno di una persona che si occupasse della gastronomia in modo serio, se volevamo offrire qualcosa di più strutturato. Ho conosciuto Chiara da Pizzicàrola, dove ho lavorato per circa un anno e ho visto un modo di approcciarsi al cibo che mi piaceva molto“, ci racconta Greta.
Qui l’offerta gastronomica è importante tanto quanto il vino. Diversi piattini in carta, dove si predilige una proposta vegetale. Gli ingredienti sono stagionali e le preparazioni piuttosto veloci. D’estate ci sono ricette fresche come la melanzana trombetta, mutabal, melassa di melograno, peperoncino di Aleppo, semi di girasole oppure l’insalata di melone bianco e cetrioli, labneh, verdure fermentate e salsa di alici. In autunno si posso trovare piattini come la zucca, yogurt al curry verde, miso e nocciole. Sempre fissi in carta e assolutamente da provare l’hummus e le uova sode con mayo.

Della spesa si occupa di Emiliano, rifornendosi da fornitori di fiducia, per lo più nel quartiere stesso. I latticini arrivano dal vicino negozio in via Saluzzo Latte Marini, le verdure dall’orto dei Terzi, il pane di grani antichi è di Infarinatura, mentre per i dolci si appoggiano a Gastromario. La carne viene lavorata poco, un po’ per l’assenza della cucina, un po’ per scelta, ma quando c’è arriva prevalentemente da Pork’n’Roll, come ad esempio il carpaccio di maiale affumicato. “Il menu ha caratterizzato tanto la nostra offerta e molte persone vengono anche perché c’è un certo tipo di cibo. Siamo molto contenti che i clienti non vengano solo per il bere. Trovo che la proposta gastronomica sia diventata un punto di forza del posto. Chiara è entrata con la sua sapienza all’interno della nostra idea”.
Cosa si beve da Ciaparat a Roma

Se da un lato Emiliano si occupa di sala e gastronomia, dall’altro Greta si occupa della scelta dei vini. In fase di apertura sono partiti con 80-90 etichette, ma la proposta è in continua evoluzione. Oggi siamo a circa 160, seguendo l’etica della produzione. Ampio spazio a produttori italiani, con una carta omogenea a livello territoriale. Non mancano etichette francesi, spagnole o portoghesi. “Per la mescita vario spesso perché abbiamo tanta clientela fissa che ha il piacere di assaggiare; ma anche la carta, come la mescita cambia spesso. Sicuramente ci sono molti rosati, perché ne sono un’appassionata e molte cantine italiane, per avere la possibilità di conoscere i vignaioli di persona”. Interessante la selezione di kombucha, che si aggiunge alla carta dei vini, preparata direttamente da Emiliano, che ha partecipato ad un corso sulla fermentazione di Carlo Nesler nella campagna viterbese.

Greta ed Emiliano, nella veste di primi clienti di Ciaparat, hanno pensato anche ad una bella programmazione di eventi che spazia dall’approfondimento delle bevande fermentate a basso contenuto alcolico al laboratorio di degustazione tenuto direttamente da Greta. Ma qui gli eventi non sono unicamente legati al mondo del vino. Infatti, vengono organizzate serate con musica dal vivo, incontri alcolico-cinofilo o ancora incontri con alcune voci della letteratura contemporanea italiana. “Noi ci divertiamo e usciamo dalla routine e vorrei che questo luogo non fosse solo un punto di ritrovo del mangiare e del bere, che è sicuramente il fulcro del nostro posto, ma vorrei offrire un servizio diverso alla clientela, anche per persone che hanno interessi diversi. Sia io che Emiliano abbiamo portato un pezzetto dei nostri interessi”.
Ciaparat. Piazza S. Donà di Piave 14, Roma. Tel. 06 8971 6513. Facebook. Instagram
