Tavoli monouso e plexiglas, le proposte assurde per ristoranti (se è così, meglio non riaprire)

Tavoli monouso e plexiglas, le proposte assurde per ristoranti (se è così, meglio non riaprire). Il mondo della ristorazione, si sa, è uno di quelli più colpiti dalla crisi e i ristoranti probabilmente saranno tra gli ultimi a riaprire. Da giorni si moltiplicano le idee e i retroscena su come riapriranno i ristoranti, quando riapriranno (si ipotizza il 18 maggio). Una miriade di ipotesi che provano a fare stare insieme il sacrosanto dovere di tutelare personale e clienti e le necessità di riaprire al più presto. Il problema è che la gran parte di queste proposte entrano in conflitto con due elementi imprescindibili per il riavvio: il piacere di andare al ristorante (senza il quale, si sta a casa) e la sostenibilità economica di fatturati destinati a precipitare, con la riduzione drastica del numero di coperti e quindi di clienti.

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Vediamo qualche proposta.

  • Tavoli in plexiglas. La palma di proposta più assurda, che fa il paio con quella per le spiagge, è quella dell’azienda modenese NuovaNeon Group 2, che ha pensato a una sorta di recinti di plexiglas di 4,5. per 4,5 metri, a separare ogni posto dall’altro. Manca solo il filo spinato, poi c’è tutto.
  • Tavoli monouso. Oggi il Messaggero fa trapelare un’altra delle idee di uno delle duecento task force di cervelloni che stanno pensando il nostro futuro. In pratica ogni locale dovrebbe utilizzare un tavolo una sola volta durante la sera.
  •  Fasce orarie Un’altra ipotesi allo studio è che i tavoli dei ristoranti vengano usati a scaglioni, a fasce orarie: alcuni coperti sarebbero disponibili alle 20 altri alle 22.
  • Distanziamento dei tavoli. In Cina i tavoli li hanno messi distanti tre metri l’uno dall’altro, alternando i posti occupati. E’ chiaro che i locali più piccoli avrebbero una clientela non dimezzata ma molto di più. In Italia si parla di due metri (1.80 per la precisione), ma la situazione non cambierebbe di molto.
  • Bancone Abolito il bancone, che crea sovraffollamento ed eccessiva vicinanza al personale
  • Una persona per volta. Non è stata pensata per i ristoranti ma per le botteghe l’idea di fare entrare una persona per volta nei locali non più grandi di 40 metri quadrati. Applicata al ristorante avremo il ristorante monocliente, che per la sostenibilità economica del locale pagherebbe intorno ai mille euro (si scherza).
  • Tavoli asociali. Triste sorte per i tavoloni sociali, introdotti da molti ristoranti per ospitare tavolate ma anche per condividere il desco tra sconosciuti e fare amicizia. Si moltiplicheranno i tavolini per due e i singoli.
  • Entrata e uscita. Per i locali più grandi, si dovranno differenziare i percorsi di entrata e di uscita. Misura difficilmente applicabile a molti ristoranti, che hanno una sola porta
  • Guanti e mascherine per il personale. Appare sempre più probabile che il personale di sala indossi guanti e mascherine. In pratica, sarebbe come andare dal dentista, sperando che il pasto risulti più piacevole. Con la controindicazione non irrilevante che i guanti sono un ricettacolo di sporcizia se non utilizzati una sola volta. E difficilmente un cameriere potrà cambiare i guanti diverse volte nel corso della serata.
  • Mascherine per il cliente. Questa speriamo sia una burla. Immaginare di sedersi a un tavolo e spostarsi la mascherina a ogni boccone o sorso di vino appare tra l’impossibile e il ridicolo.
  • Prenotazione obbligatoria. Non si potrà più decidere di andare al ristorante al momento. Ogni serata andrà programmata e ogni tavolo dovrà essere prenotato, in modo da evitare file fuori dal locale.
  • Controllo della temperatura. I ristoranti si dovranno dotare di termoscanner e sarà obbligatorio controllare la temperatura all’entrata. Nascerà la figura del cameriere-infermiere che si posizionerà alla porta “sparando” al cliente con la pistola scanner, per verificare chi ha la febbre e chi no
  • App e tracciamento. I clienti dovranno dimostrare con l’app del proprio cellulare (che però non è ancora arrivata e sarà su base volontaria) di non essere positivi e di non essere entrati in contatto con positivi.
  • Sanificazione. I locali andranno sanificati almeno due volte al giorno.
  • Dispenser. Dovranno essere a disposizione dei clienti dispenser con Amuchina e simili.
  • Aerazione. Dovrà esserci un adeguato ed efficiente sistema di aerazione. Anche se alcun esperti, come Ilaria Capua, si interrogano sulla possibilità che il virus possa circolare nell’aria condizionata. Meglio allora, ventilare aprendo le porte e usare i dehors, laddove ci sono.
  • Conto al tavolo. Scordiamoci di alzarci e andare alla cassa. Niente assembramenti, il conto sarà portato al tavolo.
  • Posate monouso. Naturalmente, niente tovaglioli di stoffa e posate pregiate. Tutto dovrà essere monouso e riciclabile, dunque in plastica
  • In cucina E come mantenere le distanze in cucina, davanti ai fornelli.  Immaginatevi una normale cucina, anche abbastanza ampia, con 6 persone. Distanziati a 1,80 centimetri? Senza spostarsi da fornello a bancone

Come si vede, c’è di tutto e di più. Aspettando di capire che succederà e quali misure saranno prese davvero, il dubbio è che, se ci fossero regole così punitive per clienti e ristoratori, forse converrebbe aspettare ancora qualche settimana prima di riaprire davvero e farlo in modo più sereno e sicuro.

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