Nuovi ristoranti cinesi a Roma, giovani carini e occidentali

Nuovi ristoranti cinesi a Roma, giovani carini e occidentali

Nuovi ristoranti cinesi a Roma, giovani carini e occidentali C’è una nuova generazione di ristoratori cinesi a Roma, chef, proprietari di ristoranti e sommelier che investono su un modello di ristorazione anticonformista che incoraggia la contaminazione con la cucina romana. Sono cresciuti a Roma da famiglie cinesi e si sono abituati fin da subito a combinare concezioni culinarie opposte, hanno storie diverse ma accomunate dall’unione sinergica tra cultura orientale e occidentale. Nei loro locali, dove lanterne, acquari e dragoni hanno lasciato il posto a stili più moderni, minimal o industrial, sul modello dei bistrot francesi o delle osterie, si ritrova un’atmosfera completamente nuova. E così ecco la nuova generazione, che si affianca agli storici cinesi di Roma, da Sonia (Hang Zhou), gettonatissima dai media come rappresentante della “tipicità”, al precursore della nuova generazione, l’italo-cinese Green Tea di largo Collegio Romano.

Tra loro c’è una giovane chef, Stella Shi, che dopo essersi diplomata all’ALMA (l’accademia di cucina di Gualtiero Marchesi) e dopo aver lavorato in vari ristoranti tra l’Italia e Honk Hong, ha deciso di aprire il suo ristorante a Roma, sulla Salita del Grillo, tra Monti e i Mercati di Traiano. Si chiama Cu_Cina Foot Roots e tutto può sembrare, tranne che un ristorante cinese classico. Niente arredamento pesante e muraglie cinesi, ma tavoli e lampade minimal chic in uno spazio che gioca sulla trasparenza e che permette di osservare la grande cucina a vista.
Non credo che per descrivere la mia cucina il termine giusto sia fusion, che mi fa pensare piuttosto a un miscuglio strano, ma sperimentazione”, dice Stella, ribadendo la sua volontà di sensibilizzare i palati più scettici a nuovi e coraggiosi abbinamenti di sapori, superando tanto i punti fermi della cucina cinese che quelli della cucina romana. “Roots sono, appunto, le mie radici, ma la mia formazione vera e propria l’ho ricevuta in Italia” e l’obiettivo è quello di far connettere le sue influenze per realizzare qualcosa di completamente originale. Sulla carta, che cambia ogni due mesi, alcune delle invenzioni della chef nascono anche da un gusto per la sperimentazione: tra queste spiccano la “Medusa”, durelli di pollo in salsa di ostriche e la rana pescatrice affumicata al tè nero.

Astemio, interni

A Roma i cinesi sono circa 7000 mila e nel 2017 sono aumentati del 7 per cento. A Milano la Chinatown, tradizionalmente chiusa e impermeabile alla contaminazione, sta cambiando volto. E in corso Garibaldi è ben nota la storia dei gemelli Hu, Luca e Michele, che hanno fatto una fortuna davanti al Radetzky, partendo da un baretto senza pretese, fino a far diventare il loro China Box un locale di tutto rispetto (hanno aperto anche un ristorante in via Borsieri, il Sofia Chinesebistro.

Giacomo e Marco Wu sono invece i proprietari di Astemio Wine & Food, un’enoteca in via Cavour. I due fratelli, nati a Livorno e cresciuti a Roma, provengono da una famiglia che ha sempre lavorato nel campo della distribuzione alimentare ai ristoranti cinesi in Italia, e che ha puntato a migliorare lo standard di qualità soprattutto dei vini, richiamati dall’intransigenza dei clienti italiani. La loro passione per il vino li ha portati, prima, ad aprire Bottega W all’Esquilino, e poi ad avviare un’attività di esportazione di vini italiani in Cina, dove il mercato vede ancora una predominanza francese. E poi un anno fa hanno deciso di aprire anche Astemio, un locale che offre una scelta tra circa 1500 etichette italiane e anche alcuni piatti tipicamente nostrani, senza influenze asiatiche. “Alcuni clienti rimangono ancora stupiti dal fatto di trovare due giovani cinesi dietro il bancone di un’enoteca”, ci raccontano, ma il panorama è in evoluzione e la città di Roma ha un’ottima capacità di accogliere le nuove proposte per quanto riguarda la ristorazione.

Asian Inn, il ristorante dello chef Ge Jing Hua, nato in Italia da genitori emigrati da Pechino, ha un’impostazione diversa: la sua scelta è quella, ambiziosa e in controtendenza, di recuperare i piatti cinesi cucinati esattamente come si cucinano in Cina, e di riproporli fedelmente, seguendo le declinazioni delle diverse scuole delle regioni cinesi. Il ritorno alle origini va però di pari passo con la proposta innovativa di abbinare ai piatti tradizionali i vini europei. La cantina, infatti, notevolmente fornita di vini italiani, francesi, biologici e biodinamici che il figlio di Ge, Jun, sommelier, propone per la degustazione. Non è il classico ristorante cinese cucito sulle aspettative e i gusti degli europei ma un’occasione per immergersi in una cultura culinaria ampissima e complessa e quasi impossibile da trovare a Roma.

A Roma c’è un’altra esperienza interessante, quella di Santa Brace, nuovo e modernissimo ristorante tutto dedicato alla brace, messo in piedi da una giovane imprenditrice cinese, che ama però restare dietro le quinte.

Asian Inn, via Guglielmo Marconi 586, Roma. Tel 06 9259 2048

Cu_Cina Roma, via Salita del Grillo 6B. Tel. 0645615220

Astemio Via di Santa Maria Maggiore angolo Via Cavour 122. Tel 064873236

Santa Brace, via Isacco Newton 100. Tel 06 8693 3527

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