Vivere da vegano, il mese pazzo di Antonio Pascale

Vivere da vegano, Antonio Pascale sul Foglio. Sapessi com’è strano, fare il vegano (e non solo a Milano). Antonio Pascale è uno scrittore casertano. Un tipo buffo, che fa molto ridere quando scrive, ma che sa quello che scrive. Perché è un letterato ma (caso strano in Italia) anche un tecnico, lavora al ministero dell’Agricoltura e si occupa di cibo e bufale da molti anni. E’ di sinistra, ma di quella sinistra moderna, che crede (sia pure con misura) nel progresso (addirittura!), è favorevole alla scienza (incredibile!) e diffida dei complotti, delle apocalissi e dei purismi. Anni luce lontano da quello che, ormai con troppa nonchalance, prende il nome di populismo, con i suoi richiami retorici ai bei tempi andati, alla Natura incontaminata, a un presunto paradiso che ci sarebbe stato non si sa bene quando e dove. Le giuste premesse perché leggere un suo articolo sul Foglio, su un mese passato da vegano, possa essere interessante e divertente, quasi quanto un pezzo di Er Murena. E allora vediamo, con questa sintesi impropria, imprecisa e tanto bislacca quanto l’originale (ma leggetevi il pezzone), cosa ha scoperto Pascale. Senza dimenticare, prima di cadere in fatwe da parte di vegani e affini, il tono ironico e divertito del pezzo.

1 Stufo delle polemiche politiche e di se stesso, Pascale decide di mettersi nei panni dell’Altro. E prova a diventare vegano: un onnivoro circondato da tramezzini vegan e “compagni” di salutismo estremo.

2 Parlando con due signore vegane, vede che hanno due cagnolini addomesticati. E pensa: “Parlavano della natura, desideravano proteggerla da noi sapiens e nello stesso tempo portavano al guinzaglio cani che non erano certo un prodotto della natura, ma dell’uomo, dei sapiens”. Parte una divagazione, ma non troppo, sugli ecotipi degli animali, i  terribili uri ormai scomparsi, perché trasformati in 700 razze diverse, dall’uomo che vuole fare Dio. Tutte razze addomesticate e più o meno pacifiche. Primo campanello d’allarme sul concetto di Natura.

3 A una settimana dalla dieta, il Dio dei vegani lo mette alla prova. Bussa alla porta suo padre con tre chili di mozzarella di bufala di Caserta (non di Salerno, proprio di Caserta). Lui dice: ma sono diventato vegano. E il padre, affranto: ma ti ho portato le mozzarelle…

4 Un vegano gli spiega che quando sarà ripulito, il suo alito non saprà più di proteine. Pascale non lo scoprirà mai: com’è  l’odore delle proteine?

5 Legge le etichette degli alimenti e li scarta praticamente tutti.

6 Si guarda la pancia. Non mangiando carne, diventerà piatta, gli dicono. Ma pensa alle scimmie, che sono erbivore e hanno la pancia.

pascale7 Alla fine della seconda settimana si accorge che il suo “ardore ideologico” è pari solo al suo pallore. Ti servono gli integratori, gli dicono. Se non mangi carne hai bisogno di proteine. E le proteine le puoi trovare nei legumi o negli integratori. Ma non è così facile: molti integratori sono di origine animale. Parte la caccia agli integratori vegetali.

8) Ti manca la carne, gli chiede un’amica vegana. Mangia la  bistecca di seitan. La puoi fare anche alla brace. Pascale la mangia e fa una scoperta scientifica inoppugnabile: il seitan fa schifo.

9) Decide di assumere proteine e ferro dai legumi. Ma un barattolo di legumi non ne contiene tante. E così comincia a ingozzarsi. La pancia si gonfia, diventa Bud Spencer.

10) La terza settimana passa a tramezzini vegan e frutta secca. Comincia a contestare duramente i vegetariani, litiga con la sua amica vegetariana, che sparisce. Parlando con una vegana, scopre con orrore di indossare una cintura di cuoio.

11) Decide di diventare il maitre a penser dei vegani. Ma un pensiero lo scuote. “La logica inoppugnabile dei miei esperimenti mentali vedrebbe la scomparsa di tutti gli animali domesticati”. Scopre che è arrivato tardi e ci ha già pensato qualcuno. Ci sono due correnti. “La prima è di Gary Francione (filosofo e docente di Diritto alla Rutgers University); la seconda di Will Kymlicka e Sue Donaldson (“Zoopolis: a political theory of animal rights”). La prima corrente sostiene appunto, e coerentemente, la necessità della totale scomparsa degli animali domestici, in quanto, siccome gli animali sono a tutti gli effetti asserviti all’ uomo, si tratterebbe di una forma di sfruttamento estesa e subdola. Quindi, non solo si auspica la scomparsa di bovini, suini, ovi-caprini (quelli troppo facile) ma anche i cani guida per i ciechi, i cani da slitta e quelli da valanga, le api domestiche, i bachi da seta, le cavie usate per i test preliminari sui farmaci e così via. L’ altra corrente, coerentemente e logicamente, nel riconoscere il tentativo di sfruttare e schiavizzare gli animali, propone, al contrario, l’ estensione agli animali di una vasta gamma di diritti (cibo, assistenza sanitaria, libertà di movimento, ecc.). Si ventila addirittura l’ ipotesi di garantire il diritto di voto agli animali (tramite un garante, appunto). Ah, tra gli animali da proteggere ci sono anche scarafaggi e topi. E certo, a ragione: sono essere senzienti e intelligenti”.

12 La notte ha rimpianto, desidera “con il sangue in bocca”, i tempi della sua gioventù, “quando con bastoni e fionde correvo dietro le lucertole o cacciavo i passeri con la cerbottana“.

13 Alla fine della terza settimana si rende conto di aver mangiato tantissimo e che se tutti diventassero vegani, servirebbero un mucchio di verdure. E quindi servirebbe un’agricoltura intensiva, moderna, tecnologica e un netto miglioramento genetico. Lancia una proposta: compagni, sosteniamo il veganesimo con tutte le sue conseguenze, ma anche un’agricoltura moderna.

14 A Pasqua finisce l’esperimento. Pascale torna a casa. Gli propongono l’agnello, ma non se la sente. Di fronte alla pasta al forno, con tanto di polpettine, però non resiste. Viene colto da gastrite. Il medico lo rimprovera: dopo un mese di dieta vegana, dovevi andarci piano.

15 Pascale ha pensieri cupi. Ha paura della morte. Ma, in fondo, cosa c’è di più naturale della morte? Smette di mangiare carne e uova. Si concede solo un po’ di pesce bianco. Alla fine dell’esperimento, dice, non ho capito se sono diventato vegano. E lo chiede ai lettori: “Sono vegano? Boh, non so, ditemi voi”.

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