Cucina calabrese, dieci piatti e prodotti da conoscere dopo la celebrazione del New York Times

Cucina calabrese dieci prodotti da conoscere dopo il New York Times. Dopo l’inattesa celebrazione del prestigioso quotidiano statunitense, che ha eletto la cucina calabrese a “migliore d’Italia“, con qualche semplificazione, ma con il merito di riportare sotto i riflettori un mondo troppo spesso trascurato, proviamo a fare il punto su dieci piatti e prodotti che dovreste conoscere. Un primo assaggio della cucina calabrese, da scoprire naturalmente in loco. Ricordando che il termine “cucina calabrese” è molto vasto, troppo, e che le ricette e i piatti cambiano anche a pochi chilometri di distanza.

Maccheroni a ferretto (fileja)

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Tra i primi piatti fatti in casa, si possono citare gli strangugghi o la Fileja. Noi scegliamo i maccheroni a ferretto, che vengono realizzati usando un ferro sottile che le massaie calabresi hanno in dotazione: in mancanza, va bene anche il raggio di un ombrello. Si usa il grano duro e si condisce preferibilmente con un sugo di salsiccia (e volendo funghi porcini).

Frittole e curcuci

Sono un piatto tipico di Reggio Calabria e si ottengono cuocendo la cotenna di maiale. In Calabria, da sempre, è una tradizione l’uccisione del maiale nero, razza locale. Le frittole si mangiano soprattutto a Carnevale, ma  non solo. I pezzi di frittole rimasti sul fondo della pentola si chiamano curcuci, vanno recuperati, coperti da strutto e messi in barattolo.

Nduja

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Piatto povero originario di Vibo Valenzia, che si realizza tradizionalmente utilizzando gli scarti del maiale. Alcune francamente impressionanti: trachea, esofago, faringe. Più modernamente, si utilizzano le parti grasse del maiale, con abbondante peperoncino calabrese, che vengono insaccate nel budello cieco e affumicate. Si mangia spalmandola sul pane, ma sono molti gli usi possibili, a partire dal sugo.

Stocco di Mammola

Lo stocco, o stoccafisso, o merluzzo, è un prodotto d’eccellenza della gastronomia calabrese. Viene da Mammola, in provincia di Reggio Calabria, ed è un merluzzo essicato. Un chilo di stocco ha un contenuto energetico equivalente a cinque chili di merluzzo fresco

Sardella

Detta anche il caviale dei poveri, la sardella (o rosamarina) è un prodotto tipico del Crotonese. E’ una salsa piccantissima di bianchetti, novellame di pesce azzurro. Si spalma sul pane e necessita di liquidi a portata di mano, per spegnere l’incendio del piccante.

Provola silana

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Formaggio a pasta semidura filata, con latte di vacca, di forma conica. Di provola in Calabria ce n’è in abbondanza, ma tra le migliori c’è senz’altro quella che arriva dalla Sila: un chilo di dolcezza e morbidezza.

Pitta ‘nchiusa

Dolce tipico, originario di San Giovanni in Fiore e diffuso in tutta la Calabria, con ricette e nomi diversi. Pitta ‘nchiusa, ‘npigliata o cu’ passule: è un dolce fatto con sfoglie lavorate a forma di roselline e riempite di uva passa, noci, cannella, chiodi di garofano e tanto zucchero.

Mostaccioli

Diffusi in molte regioni del Sud, i mostaccioli calabresi sono biscotti croccanti realizzati originariamente con il mosto cotto. Oggi si impastano con il miele (ottima variante, il miele di fichi) e con un bicchiere di moscato.

Turdilli ( o tardilli o crustuli)

Dolci tradizionali natalizi di origine cosentina, sono tradizionalmente realizzati con vino cotto, ma si può  usare anche il miele. Aromatizzati con cannella e chiodi di garofano, sono fritti e ricoperti di abbondante zucchero.

Tartufo di pizzo calabro

Dimenticate i pessimi tartufi bianchi e neri che hanno funestato le vetrinette frigo di molti ristoranti italiani dagli anni ’80 in poi. Il tartufo di Pizzo calabro è un gelato artigianale alla nocciola con un cuore di cioccolato fondente. E’ il primo gelato in Europa ad avere ottenuto il marchio Igp.

 

 

 

1 Commento

  1. Peccato che con la solita acritica superficialità propagandistica si esaltino tradizioni purtroppo scomparse e non si sottolinei che la “rosa marina” è preparata con avannotti di lago cinesi, o che il 90% dei caciocavalli è fatto con la cagliata che arriva dalla Germania, o che il maiale non lo fa più quasi nessuno e la carne – spesso dagli allevamenti intensivi dell’est-Europa – la comprano dai grossisti. Per non parlare del vin cotto…

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