Slow Food su McDonald’s all’Expo: “Autogol clamoroso” (ma trova le differenze)

mcdonald's expo fattore futuro

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McDonald's, si scopre qui, è partner Expo di Milano. Scandalo (anche la Coca-Cola, doppio scandalo!). A quel punto, tutti si voltano e guardano Slow Food, l'antagonista naturale dei Big Mac fast food. Pronta arriva la sdegnata replica: "E' un autogol clamoroso". Però poi noi guardiamo questo manifesto, questo straordinario giovanotto della prateria, con camicia a quadri e bretelle, appoggiato morbidamente su una zappa di cui prudentemente non si vede la fine. Guardiamo il suo sorriso rilassato, fiducioso, con uno sfondo un po' Mulino Bianco e non possiamo ripensare a certe pagine di Antonio Pascale, sull'uso retorico e dissennato della tradizione, sul "sapere nostalgico". E non possiamo ripensare a quegli alati pezzi del Carlìn Petrini, su Repubblica, dove spiega che il futuro è dei contadini, che tutti noi dovremmo tornare a fare i contadini, a lavorare la terra con le mani. E forse non è un caso che il marketing della multinazionale del male converga pericolosamente con l'immagine farlocca e sbagliata di un mondo rurale sempre più devastato e in difficoltà. Non è un caso che convivano tutti e due beatemente (nelle ovvie differenze) nell'accogliente melassa dell'Expo, dove pecunia non olet, a differenza dei campi. Che sono sporchi, pieni di fango, sterco e concimi chimici: proprio come i contadini, che non hanno tempo di farsi una passerella defatigante all'Expo. 

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