Proloco Centocelle a Roma festeggia i 20 anni del progetto DOL (Di Origine Laziale) con nuove iniziative: dalla vendita di verdure fresche al banco all’apertura anche la domenica a pranzo, mantenendo al centro il lavoro sulla filiera laziale e il rapporto diretto con i piccoli produttori.
Il progetto di Vincenzo Mancino arriva a un traguardo importante: vent’anni di DOL – Di Origine Laziale e tredici di Proloco Centocelle a Roma. Un percorso che si rinnova senza cambiare direzione e rilancia la filiera corta con due novità pensate per il quartiere: la vendita di verdure fresche al banco e l’apertura anche la domenica a pranzo. Un progetto che continua a tenere insieme bottega e cucina, piccoli produttori e stagionalità e che, a distanza di anni, prova a far collaborare etica e quotidianità, senza trasformare il cibo in lusso, ma in qualcosa da mangiare tutti i giorni, con consapevolezza.
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La filiare laziale vent’anni dopo

Vent’anni dopo, l’idea è rimasta la stessa: accorciare la distanza tra Roma e la sua campagna. Solo che nel frattempo la città è cambiata, è diventata più veloce. E allora luoghi come Proloco Centocelle sono sempre più importanti. Nato nel 2013 come estensione urbana del progetto DOL – Di Origine Laziale, il locale di Vincenzo Mancino celebra oggi i vent’anni della filiera e lo fa inserendo alcune novità concrete.

Per capire quanto sia cambiato il Lazio in questi due decenni, bisogna partire da com’era e lo abbiamo chiesto direttamente a Vincenzo Mancino: “Gastronomicamente viveva una crisi d’identità, schiacciato tra il gigantismo dei consumi di Roma e una produzione rurale che faticava a trovare voce” racconta. “I produttori quasi si scusavano per la loro provenienza, come se l’eccellenza dovesse arrivare sempre da altrove”. Da allora, qualcosa si è mosso. “La vera rivoluzione è stata psicologica: il produttore laziale ha smesso di sentirsi un fornitore di periferia ed è diventato un custode della tipicità“. Un cambiamento che passa anche dal recupero di prodotti dimenticati (dalla Susianella al Conciato di San Vittore, fino alla Caciottina di Amaseno) e da una nuova consapevolezza.

DOL nasce proprio per questo: costruire una rete e portarla in città. Un lavoro fatto di relazioni e selezione, che oggi si traduce in un modello riconoscibile. “Il prodotto non si vende, si consegna – dice Mancino. – È un passaggio di conoscenza: racconti le mani di chi ha munto, le stagioni, la testardaggine di chi resta”. È anche da qui che passa il successo del progetto, che negli anni ha influenzato la ristorazione romana (anche oltre Centocelle). “Il nostro merito è stato entrare nelle cucine degli altri. Oggi molti ristoranti usano prodotti della rete: abbiamo creato una coscienza di filiera“.

Infatti, Proloco è insieme osteria e bottega: quello che vedi sul banco è quello che ritrovi nel piatto. Una scelta che all’inizio sembrava controcorrente. “Molti pensavano fossi pazzo, ma volevo trasparenza totale” prosegue Mancino. Nel tempo, il quartiere ha risposto. “Centocelle ha riscoperto la dignità della prossimità. Abbiamo dimostrato che non serve stare in Centro per fare cultura gastronomica“. Questo lavoro ha reso la periferia una destinazione, senza perdere la sua identità popolare. E intanto cambia anche chi produce. “Il giovane produttore oggi non è più il contadino che subisce la terra per necessità, ma è un imprenditore consapevole. Ha studiato, viaggia, usa il digitale. Ma soprattutto sceglie la terra“. È anche grazie a loro se la filiera non si è fermata: “Hanno avuto il coraggio di continuare il lavoro degli antenati, salvaguardando territori e competenze che altrimenti sarebbero andati perduti“.
Cosa si mangia da Proloco Centocelle a Roma

Sul fronte cucina, guidata dallo chef Carlo Fiorini, come spiegato sopra, il menu è lo specchio del lavoro fatto sulla filiera. Si parte da una tartare della casa, condita con capperi, maionese, cipolla e alice (17 euro), con ingredienti riconoscibili a ricalcare l’idea di fondo. Poi arrivano i grandi classici romani: amatriciana (13 euro) e carbonara (14 euro), entrambe con guanciale della selezione DOL. Accanto a questi, piatti meno battuti come i rigatoni con pannicolo di bufalo (14 euro) o gli spaghetti con baccalà in umido alla romana (16 euro), per riportare in primo piano una cucina popolare, più rara da trovare in città.

È soprattutto nel menu della domenica che Proloco Centocelle mostra il suo lato più autentico. Qui la cucina si sposta sul terreno della memoria: antipasti come trippa alla romana con mentuccia (13 euro) o fagioli con le cotiche (10 euro) aprono la strada a primi piatti contadini, come i pici acqua e farina con ragù bianco di Mangalitza (16 euro) alla lasagna con sfoglia sottile e ragù a lenta cottura (13 euro).

I secondi seguono la stessa linea: stinco al forno (20 euro), pollo in casseruola con cicoria ripassata (20 euro) e baccalà alla romana (23 euro). Il risultato è una cucina che funziona come estensione della bottega e della rete di produttori, ed è proprio qui che il progetto continua a trovare la sua forza. Le novità del 2026 vanno nella stessa direzione. Infatti da marzo, come anticipato all’inizio, si troveranno le verdure fresche al banco due volte a settimana, e la domenica a pranzo un menu che guarda alla tradizione domestica, quella delle tavole di famiglia.

Lo stesso vale per il vino: “Siamo usciti dal cliché del vino della casa” conclude Mancino. “Oggi vitigni come Cesanese e Bellone raccontano il territorio, ma la vera sfida è recuperare i dimenticati, come Maturano e Lecinaro“.
Proloco Centocelle. Via Domenico Panaroli 35, Roma. Tel. 06 2430 0765. Sito. Instagram.
