Elephant a Roma è il nuovo ristorante aperto a inizio 2026 nel quartiere San Lorenzo: cucina alla brace, piattini da condividere e una carta dei vini snella in una zona dalla scena gastronomica sempre più vivace.
Dal 29 gennaio 2026 San Lorenzo ha un nuovo indirizzo gastronomico. Si chiama Elephant ed è il progetto di cinque soci con percorsi diversi ma una passione comune per cibo, vino e ospitalità, nato in una strada defilata del quartiere e costruito attorno a un’idea di cucina che unisce viaggio, creatività e convivialità (l’avevamo segnalato qui). Elephant si inserisce così in una zona che negli ultimi anni sta vivendo una nuova scena culinaria, anche grazie alla presenza di indirizzi che hanno contribuito a portare energia nuova a San Lorenzo, come Mazzo, Artisan o la Soho House.

Il nome di questa insegna arriva da un’opera dell’artista britannico David Shrigley, “Elephant Chooses To Stand On Your Car“, l’immagine di un elefante seduto su un’auto, gesto spontaneo e un po’ surreale che rispecchia lo spirito del locale. Un’idea di libertà creativa che si riflette anche nel modo in cui è stato pensato il ristorante.
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Il progetto Elephant a Roma

Dietro Elephant ci sono cinque soci con background differenti: lo chef Manfredi Bosca, già alla guida di Bottega Tirso, insieme ad Andrea Gentili, attivo nel mondo dell’hospitality; Luca Marengo, scrittore e fondatore di agenzie creative; Valentino Cuzzeri, esperto di marketing e comunicazione digitale e Paolo Sarimari, direttore creativo tra moda, musica e design. Un bel gruppo che nel tempo ha incrociato i propri percorsi professionali: “Nasce tutto da due gruppi di amici che gravitavano già intorno al mondo del food, anche se con ruoli diversi“, ci racconta Gentili. “A un certo punto le idee si sono unite e sono diventate un progetto reale“.

La scelta di aprire qui è stata quasi istintiva. “Quando siamo entrati in questo spazio ci siamo innamorati subito della via“, racconta Gentili. “Era una strada praticamente abbandonata e ci è sembrata una bella sfida provare a darle nuova vita“. Il locale, rimasto inutilizzato per quasi dieci anni, è stato oggetto di una lunga ristrutturazione, curata dall’architetta Alessandra Pedone, durata circa dieci mesi. Prima di Elephant aveva avuto molte vite diverse, addirittura anche un negozio di gessi medici. Proprio da quell’ultima attività nasce la presenza della canna fumaria che oggi alimenta uno degli elementi centrali della cucina: la brace. All’interno, oggi trovano posto una quarantina di coperti, a cui si aggiungono le otto sedute del bancone affacciato sulla cucina e qualche tavolino esterno.
La cucina di Elephant a Roma: brace, influenze di viaggi e piatti da condividere

Non è un caso che il cuore del progetto gastronomico ruoti proprio intorno al fuoco e alla cottura a legna. Un’idea maturata anche attraverso i viaggi dei soci tra città come New York, Tokyo e soprattutto Londra, dove ristoranti come Kiln e Brat hanno contribuito a diffondere il modello della cucina a brace a vista. “Ci ha sempre affascinato l’idea della brace aperta, usare la legna invece della padella”, spiega Gentili. “È un modo di cucinare molto diretto, che lascia parlare la materia prima”. In cucina lo chef lavora su una proposta che mescola suggestioni diverse, dall’Asia al Medio Oriente, mantenendo però una forte attenzione al prodotto e alla stagionalità. Il pesce gioca un ruolo importante (lo chef ha lavorato a lungo sulla cucina di mare, anche durante un periodo trascorso a Ponza da Enzo al Frontone).

In carta niente piatti troppo strutturati o porzioni rigide, ma una sequenza di preparazioni più piccole da mettere al centro del tavolo. “Abbiamo quasi solo piattini, ci piace l’idea della condivisione e di una tavola informale, dove si assaggiano più cose insieme”. Anche per questo la carta è destinata a cambiare spesso. Alcuni piatti restano come punti di riferimento, ma la proposta segue molto da vicino quello che arriva dai fornitori. “La base è sempre la stagione, ma contano molto anche i pescatori e quello che troviamo ogni settimana. Già dall’apertura il menu è cambiato diverse volte”.
Cosa si mangia da Elephant a Roma

Il menu, dicevamo, è pensato per essere condiviso: una carta snella, tutta su una pagina, senza la classica divisione tra antipasti, primi e secondi. L’idea è quella dei “piattini”, da ordinare e mettere al centro del tavolo. Tra le proposte ci sono la Tartare di manzo, fave e pecorino (22 euro), il carpaccio di ombrina con pomodori verdi pickled e menta (24 euro) e il piccione ripieno con fondo bruno e purè (18 euro). Non mancano le opzioni vegetariane, come il cavolfiore cacio e pepe con cipolla caramellata al lime e mandorle (16,5 euro), e poi i piatti del giorno come il cuore di tonno, bottarga e mandorle fritte.

Elephant è ancora in una fase di rodaggio. Al momento lavora tre sere a settimana (dal giovedì al sabato), tra aperitivo, cena e dopocena, e ha appena introdotto anche il pranzo (dal lunedì al venerdì), con una proposta più veloce pensata per studenti e lavoratori del quartiere. “Un menu rapido ma curato: pizzette ripiene, zuppe, un piatto di carne e uno di pesce, e magari uno spaghetto alle vongole. Qualcosa di diverso rispetto all’offerta classica di San Lorenzo”, racconta Andrea Gentili.
Cosa si beve da Elephant a Roma

A completare l’esperienza da Elephant c’è una proposta beverage coerente con lo spirito del locale. La carta dei vini, messa a punto dai soci e in particolare da Luca Marengo, segue la stessa filosofia “senza sovrastrutture” della cucina: largo spazio ai vini naturali, ma senza estremismi, così da incontrare anche i palati meno abituati. La selezione è volutamente snella (circa 40 etichette), con una forte presenza italiana affiancata da qualche incursione francese e sudafricana, sempre con un’attenzione particolare ai piccoli produttori. Anche i prezzi restano accessibili (tra 26 e 65 euro), con l’idea di permettere a chi entra di bere bene e scoprire bottiglie scelte con cura.

Accanto al vino, una breve drink list con i grandi classici della miscelazione e alcuni liquori di nicchia. Ad accompagnare il tutto, in sottofondo, la musica del giradischi che suona dai vinili della collezione dei soci, con un piccolo impianto audio essenziale. Prossimamente il ristorante inizierà a ospitare eventi dedicati al vino, con incontri con produttori organizzati insieme a Les Caves de Pyrene, oltre a collaborazioni con chef e altre realtà gastronomiche.
Elephant. Via degli Irpini 22, Roma. Tel. 339 405 5628. Instagram
