Come si diventa critico gastronomico (non influencer): le regole e i consigli di Visintin a Doof

Come si diventa critico gastronomico, Visintin a Doof . In una società in cui il cibo sembra essere più appagante del sesso, in che direzione va la critica gastronomica in Italia? “In realtà, la critica gastronomica non esiste. Dal momento che non ci sono criteri precisi, i compensi sono ridicoli e gli editori non hanno interesse ad investire in una figura indipendente”. Questa è la sentenza di Valerio M. Visintin, recensore gastronomico delle pagine milanesi del Corriere della Sera. Dello stato dell’arte della critica gastronomica si è parlato proprio a Milano, all’interno di Doof , (food al contrario), convegno dedicato al cibo architettato dallo stesso Visintin, uscito dall’isolamento del freelance, ma non dalla consueta divisa nera.
doof2Il critico mascherato ha radunato attorno sé Luca Iaccarino (Repubblica), Stefano Caffarri (Cucchiaio d’Argento), Sara Bonamini (Gambero Rosso), che hanno snocciolato alla platea le regole per entrare a far parte dell’orgoglioso mondo dello scrivere food, che oggi, a sentir loro, è spesso frequentato, per hobby, da appassionati benestanti più che da professionisti.

Eccole in sintesi:

Il bello stile conta, ma anche l’informazione che si dà al lettore circa il cibo e il contesto del ristorante che si racconta.

Occhio all’iperstimolazione.  Il rischio è quello di essere troppo avanti e di non apprezzare più certi sapori.

Pietas. Niente in cucina è imperdonabile. Solo la disonestà, l’esser presi in giro è tale, ma un errore o una cottura venuta male può capitare.

Improvvisazione vade retro. Fare il critico gastronomico non significa fare la “bella vita”. Ci vuole competenza, talento, ma anche passione e preparazione giornalistica, umanistica, economica, gastronomica.

Viva (anche) la trattoria. “I nuovi critici faticano a visitare le trattorie, preferiscono i ristoranti celebrati dove c’è più glamour”, dice Bonamini. La cucina buona non è solo a un certo livello.

Influencer? “Non li demonizzo ma me ne frego – sostiene Iaccarino – Avere un interlocutore serio è importante. Nell’era del self publishing – in cui attorno alla lusinga, specie sul web, si muovono molte persone – seguire l’autorevolezza è cruciale”.

Parole abusate:  tradizione, innovazione, qualità, emozione, naturale, territorio, eccellenze, nonna.

Attenzione alla salute. E’ cruciale dare al lettore informazioni relative alla materia prima. Insomma, non esiste solo la spettacolarizzazione del cibo, ma anche la qualità del cibo.

Onestà. Non scrivere mai una cosa perché qualcuno vi ha pagato per farlo. (E su instagram, un altro influencer è svenuto).

 

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