Come addentare un hamburger. Non si potrà più dire: noi non sapevamo

Come addentare un hamburger. Non si potrà più dire: noi non sapevamo

addentare un hamburger

Come addentare un hamburger senza pericolose fuoriuscite laviche di salse e ketchup? Come salvare la camicia di fresco stirata? Tutto questo e molto di più nell'articolo della Stampa che doverosamente riportiamo, tra i pochi articoli veramente utili usciti sulla stampa negli ultimi mesi, insieme alle regole base del twerking. Grazie a un team di ricercatori giapponesi, che immaginiamo avrà lavorato duramente per anni, non potrete più dire: noi non sapevamo

Ecco l'articolo

La Stampa 06/02/2014  

LORENZA CASTAGNERI 

Addentare un hamburger può essere pericoloso. Non per la dieta. Grassi e calorie non c’entrano. Ne va della vostra camicia. Se non volete ritrovarvi con una bella macchia di ketchup che nemmeno la giacca riesce a coprire, forse fareste meglio a leggere qui. Squillino le trombe, rullino i tamburi: c’è il metodo perfetto per gustare il mitico panino senza sporcarsi o incappare in altri piccoli ma spiacevoli incidenti. 
Lo ha messo a punto un gruppo di ricercatori giapponesi arruolati dagli autori dello show televisivo «Honma Dekka». Ingegneri, odontoiatri ed esperti in meccanica dei fluidi. In quattro mesi hanno scoperto che il segreto sta tutto in come si afferra l’hamburger.

Quasi tutti mettono il pollice sotto il panino e le altre dita sopra. Sbagliato. Così si favorisce la fuoriuscita di salse e insalata. Il team di scienziati ha sperimentato altri modi. Il migliore è risultato quello dove pollice e mignolo sono sulla parte inferiore mentre le altre dita su quella superiore: uno al centro e indice e anulare sui bordi. 

In questo modo l’hamburger si afferra in modo uniforme e nulla potrà sfuggirvi. Fate attenzione a non stringere troppo, se no il contenuto può fuoriuscire dal retro. 

E poi, prima di cominciare ad addentare, riscaldate i muscoli aprendo e chiudendo la bocca un paio di volte. Roba da allenarsi un mese prima di riuscirci. «E così si perde anche metà del gusto di mangiare. Del resto, il bello dell’hamburger sta anche nel leccarsi le dita piene di maionese quando la carne è finita», commenta Graziano Scaglia, cofondatore a Torino di M**Bun, la catena di agri-hamburgherie che utilizza solo prodotti Made in Piemonte. 

Che ci gioca su: «Sono pronto a mettere a disposizione i miei panini per la scienza. Se si può fare qualcosa per risolvere queste seccature, io ci sto». Del resto Scaglia Co. avevano già escogitato un sistema per salvare camicie e pantaloni. Loro, l’hamburger, lo consegnano in un sacchetto. Non solo: hanno dotato i bagni di uno smacchiatore. «Ma i clienti non lo utilizzavano. Il sacchetto evidentemente era stato utile». Ora dal Giappone potrebbe essere arrivata la soluzione definitiva. 

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