Livia Belardelli

Livia's Wine

di Livia Belardelli

Podere Marella, sul Trasimento è arrivato Godot

Podere Marella, sul Trasimento è arrivato Godot

Podere Marella. Viaggio nell’azienda biologica sul lago Trasimeno degustando i vini Godot.

Strada di campagna, con albero. È sera.

In realtà gli alberi che costeggiano la strada di campagna per arrivare a Podere Marella sono diversi. Una fitta macchia di querce secolari che si apre a una radura che scopre viti, campi coltivati, laghetti e il Podere, una costruzione del ‘700 che si affaccia sui vigneti. Piccola realtà sul lago Trasimeno, al confine tra Umbria e Toscana, l’azienda Podere Marella è tra le prime aziende italiane convertite al biologico. Attraversando in macchina il bosco insieme a Cosimo – attuale proprietario, figlio di Fiammetta che negli anni ’70 per una serie di casi fortuiti approdò in questo luogo senza tempo – e ascoltando la sua voce naturalmente teatrale e simpatica, cerco di scorgere Vladimir ed Estragon, in attesa, sul ciglio del sentiero.

Estragon Luogo incantevole. (Si volta, avanza fino alla ribalta, guarda verso il pubblico) Panorami ridenti. (Si volta verso Vladimir) – Andiamocene.
Vladimir – Non si può.
Estragon – Perché?
Vladimir – Stiamo aspettando Godot.

podere marella

La suggestione è naturale e inevitabile, forse un po’ scontata. Ma la scenografia c’è, e i vini anche. Si chiamano Godot entrambe le etichette di punta dell’azienda. Bianco e rosso, il primo dallo stile francese, un grechetto strutturato che va atteso nel tempo, pieno e affumicato, il secondo più profondo e speziato, un sangiovese pepato ed elegante. L’azienda è piccola, nemmeno 15mila bottiglie in totale ma con un grande potenziale e una produzione di qualità. Rese per ettaro contenute e una produzione che va dal grechetto al vermentino, dal gamay perugino al merlot e al sangiovese.
Prima di cena si passeggia per il vigneto con gli stivali di gomma affondando nel fango prodotto dalla pioggia, sensazione inaspettatamente piacevole, un contatto viscerale con una natura bagnata e suggestiva. L’enologo locale – l’altro è francese, Jean Natoli, di Montpellier – ci racconta dei nuovi impianti, della volontà di piantare un po’ di pinot nero, cabernet franc e trebbiano spoletino – vitigno molto apprezzato ultimamente e in grado, se ben gestito, di dare risultati formidabili e vini in grado di invecchiare nel tempo. Il vigneto davanti casa porta le ferite della gelata che ha colpito tante aree del nostro paese due settimane prima, il segno di una natura matrigna che ha affondato la lama nel momento peggiore, quello della gemmazione. Le bruciature della vite testimoniano il lato imponderabile del lavoro del vigneron, quell’inevitabile insicurezza che ridimensiona l’uomo di fronte ai capricci del clima. Qui, come in tante altre zone, la produzione sarà ridotta di un 30%, ma il rovescio della medaglia sarà una selezione maggiore e una conseguente qualità.

Friedrich
A Beckett sarebbe piaciuto passeggiare qui, in questa natura. Se è vero che prese spunto per il suo Aspettando Godot anche da “Uomo e donna che osservano la luna” di Caspar David Friedrich, immagine che non si fatica a riambientare in questo contesto, al confine del bosco, non è difficile immaginarseli a passeggiare tra i filari, l’uno aspettando Godot, l’altro intento a contemplare la natura come “Il Viandante sul mare di nebbia”.
Manca l’attesa disillusa – noi Godot l’abbiamo bevuto anche in verticale – e pure la solitudine dell’uomo davanti alla natura di Friedrich, qui c’è il blu di una piscina a sfioro che guarda le vigne e che lascia presagire, una volta uscito il sole, scenari pieni di luce.

tramonto

Conclusa la passeggiata tra i vigneti ci accoglie in casa prima della cena uno dei tramonti più belli degli ultimi tempi – lame rosso-arancio contornate dal blu del cielo e dal verde della vegetazione. Infine panorami umani e naturali, assaggi di vini, convivialità interessante che sfocia sempre in nuove scoperte. Il Vinitaly è lontano e, come avevo preannunciato, è tempo di ricominciare con i viaggi veri, quelli fisici nelle aziende, dove assaggiare un vino diventa un’esperienza onnicomprensiva in cui i colori sono quelli del territorio, i profumi quelli dei cespugli di rosa canina sul sentiero, della terra bagnata dopo il temporale, delle erbe spontanee, il gusto quello di una cena su un lungo tavolo di legno che, con le sue piccole rughe del tempo, porta testimonianza di tante serate come questa, chiacchiere enologiche, i racconti del podere e dei suoi vini, che dipingono una storia che, ancora una volta, vale il viaggio.

Estragon (gesti impauriti, parole incoerenti. Finalmente) – Perché non mi lasci mai dormire?
Vladimir –  Mi sentivo solo.
Estragon – Sognavo di essere felice.
Vladimir – Intanto il tempo è passato.

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Degustazione in azienda:
Colore: rosso tramonto; verde vivo della natura; grigio cupo delle nuvole; arancio delicato del nuovo vino rosato dell’azienda che strizza l’occhio alla Provenza; macchie nere a quattro zampe, Nera e Nerina che scorrazzano per la campagna;
Olfatto: profumo delicato di rosa canina nel bosco; arancia sanguinella nel Saltatempo; tabacco e cuoio nel Caluna 2014; l’aroma del caffè della colazione sul lungo tavolo di legno; l’odore della pioggia;
Gusto: gli asparagi selvatici nelle tagliatelle, l’intingolo di capperi, olive, cipolla, aglio e chi più ne ha più ne metta per condire l’insalata; il sapore pieno, speziato e austero del Godot rosso 2009.

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