Montepulciano d’Abruzzo, il riscatto del vitigno di montagna e il vino bio della cantina Praesidium

Montepulciano d’Abruzzo, il riscatto del vitigno di montagna e il vino bio della cantina Praesidium

Montepulciano d’Abruzzo, il riscatto del vitigno di montagna. Potremmo dire che il re del Nord Italia sia il Nebbiolo, quello del Sud l’Aglianico e che il Sangiovese tenga le redini del centro Italia, ma in realtà le terre del centro Italia ci ricordano la presenza un vitigno di alti livelli che è sempre stato un po’ per le sue, ma che negli ultimi tempi ha compiuto passi da gigante: il Montepulciano d’Abruzzo. Si narra che sia nato nei pressi della Majella, ed è ribelle e spigoloso, con un immenso sentore di sottobosco e spine. E’ il vino dei borghi della gente di montagna. Il Montepulciano è un vitigno mediamente tardivo, piacevole se bevuto giovane e molto complesso e di valore se maturato in botti di rovere.

E’ piantato su gran parte della costa est: Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, ma anche in Umbria. Tuttavia è il portabandiera dell’Abruzzo: c’è il Montepulciano completamente in purezza nella zona costiera del teramano, con l’unica DOCG, Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, fino al Montepulciano delle montagne, quello che punta alla semplicità della tradizione.

Le regole del disciplinare differenziano molto la DOCG dalla DOC, soprattutto quella che riguarda il limite delle rese. La DOCG consente una resa di 9,5 t/ha, decisamente inferiore a quella della DOC, la cui qualità dipende infatti più dal singolo produttore e dalle sue scelte riguardanti le rese.

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Proprio per quanto riguarda la DOC, la coltivazione del Montepulciano è consentita solo in vigneti con un’altitudine non superiore ai 500 m s.l.m. nelle province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo. Questo vino può essere ottenuto quasi esclusivamente dalle uve dell’omonimo vitigno, con una piccola aggiunta eventuale (massimo 15%) di altre uve a bacca rossa idonee. La rivalutazione di quest’uva rappresenta un grande successo enologico italiano degli ultimi anni, dato che in passato il Montepulciano era un’uva prettamente “da taglio”. Si narra che il nome del vitigno sia stato dato dai commercianti di lana toscani che pensavano si trattasse di uva sangiovese trapiantata in Abruzzo: ma bisogna assolutamente ancora sottolineare che il Montepulciano d’Abruzzo non ha nessun legame con l’omonima città toscana in provincia di Siena. Il Vino Nobile di Montepulciano viene prodotto con uve Sangiovese e non ha nulla a che fare con l’omonimo vitigno. Nel 2012 è stato siglato un protocollo d’intesa tra il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e il Consorzio tutela Vini d’Abruzzo: un importante punto di intesa per tutelare, soprattutto all’estero, il nome del Montepulciano.

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Il Montepulciano d’Abruzzo lo riconoscete perché è lucente, color rubino, sembra di velluto. Inizialmente risulta rigido e chiuso, ma con del tempo diventa marmellata sotto spirito, cacao, e si riempie di note selvatiche. E, come il bosco, il Montepulciano è poco domabile, e sono poche le personalità altrettanto indomabili che riescono a portare avanti e con successo un vino di questo calibro.

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Una di queste realtà è l’azienda Praesidium, di Prezza: si trova in un piccolo paese arroccato su uno sperone di roccia del monte omonimo, nella zona occidentale della Valle Peligna, nel cuore dell’Abruzzo. Prezza (a cui nel XV secolo venne dato l’appellativo di “Praesidium”, da cui il nome del vino e dell’azienda), fu roccaforte e presidio a difesa del territorio di Corfinio, antica capitale degli popoli italici (90-89 a.C.), in epoca romana. Quest’area, circondata dalle catene del Morrone e della Maiella, è il luogo in cui prese le mosse, in tempi remoti, la storia del vitigno autoctono Montepulciano d’Abruzzo. La filosofia dell’azienda, fondata nel 1988 da Enzo Pasquale e da sua moglie Lucia, si basa sulla ricerca della massima qualità e sulla convinzione che il vino debba essere l’espressione più autentica della sua terra d’origine. Resa di uva per ettaro molto bassa, rimozione manuale delle erbe infestanti alla base di ogni vite, sono solo alcune delle scelte adottate, in seno ad una filosofia che dà la massima importanza al rispetto dell’ambiente e dei preziosi equilibri della natura. Oggi ad Enzo e Lucia si affiancano i loro figli Antonia ed Ottaviano.

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“Abbiamo provato a personalizzare e caratterizzare il nostro Montepulciano – ci spiegano – cercando di renderlo elegante, saporito e longevo, ricorrendo ad una resa di uva per ettaro molto ridotta (50ql per ettaro- il massimo consentito dal disciplinare è di 140ql per ettaro), attraverso dei lunghi invecchiamenti (4 anni prima dell’imbottigliamento e diversi mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione) e soprattutto attraverso una lavorazione di tipo manuale e biologico-naturale del vigneto e alla riduzione al minimo degli interventi sul vino in cantina”.

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“Ci fa molto piacere che le peculiarità del vitigno Montepulciano siano state riscoperte e sempre più apprezzate negli ultimi anni – continuano i fondatori di Praesidium – Pensiamo però che la viticoltura, non solo relativamente al Montepulciano, debba sempre più intraprendere la strada di una politica rispettosa del suolo, soprattutto attraverso l’esclusione di diserbanti, concimi chimici e pesticidi e non interventistica in cantina. Non si tratta di una scelta commerciale, ma etica e doverosa”. Una piccola azienda, ma una grande promessa e un grande riscatto della regione Abruzzo.

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