• L'indiscreto

Farinetti, la sfida di Eataly a Bari (e la maledizione della cozza pelosa)

farinetti_eataly bari

 

di Santo Nicola

E' proprio un uomo coraggioso questo Oscar Farinetti. Perché venire a vendere e a spiegare cibo in una città come Bari che del cibo non ne ha mai fatto una religione ma proprio una cultura, un pezzo di identità – voglio dire potrebbe mai esistere Bari senza un allievo o un polpo crudo? Ma nello stesso tempo, potrebbe mai esistere un allievo o un polpo crudo senza Bari? – è una sfida difficile, quasi impossibile, affascinante. Ieri siamo stati da Eataly a Bari. Non sappiamo se la sfida è stata vinta o è stata persa. La partita però è cominciata e già questa è una grande notizia. A questo punto tutto può succedere.

Lo deve sapere anche Oscar Farinetti che, come un qualsiasi titolare di supermercato, girava affannato su e giù, dal birrificio alla pasta, dal pane alle mozzarelle, in quello che probabilmente è il più spettacolare Eataly del mondo: un'ala della Fiera del Levante, palazzo storico del '900, direttamente sul mare, con i tavoli come fosse una nave da crociera.

Sempre più identico a Ricky Gianco (o forse è Ricky Gianco?), Farinetti è stato così coraggioso da voler sfidare l'ormai pericolosissima maledizione della cozza pelosa, roba che ha spinto uno come l'avvocato Franco Coppi a dire di no a processi qui a Bari dopo le scivolate prese da Berlusconi al sindaco Michele Emiliano. Invece Farinetti ha voluto aprire in una città così difficile, tanto aperta verso l'ospite temporaneo tanto chiusa, diffidente verso chiunque voglia venire qui più a lungo a spiegare come si fanno le cose. "Tu devi essere il grande, a casa tua" (ndr, nel senso del figlio maggiore) è l'espressione migliore solitamente riservata a chiunque, forestiero, provi ad esprimere un'opinione diversa. Soprattutto in tema culinario.

Ecco, Farinetti ha provato a fare il grande. Ed effettivamente qualche problema lo ha avuto. Come ben si capisce da questo blog (foschini.blogautore.repubblica.it), ci sono stati non pochi problemi con le autorizzazioni che il socio locale Fabrizio Lombardo Pijola, avvocato, editore, uomo forte dell'Opus Dei, aveva dimenticato o tardato a chiedere costringendo così Farinetti (o Riky Gianco) alla vigilia dell'apertura a prendere in mano personalmente la situazione e a spingere Vendola ed Emiliano a risolvere tutto in 48 ore. Quarantotto ore per tutte le autorizzazioni tutte. Roba che nemmeno la Svezia.

Comunque Eataly ha aperto. E noi ci siamo stati. Con un po' di diffidenza: uno del Piemonte, vuole spiegare come si mangia a Bari? La diffidenza è da ritirare. La struttura è bella. Anzi bellissima. Per la vista e la disposizione. L'ala del supermercato è meno grande rispetto agli altri Eataly, seppur ben fornita soprattutto nel bere (benissimo le birre, bene i vini naturali che in città si conoscono pochissimo, male i pugliesi seppur con una buona attenzione per i rosati che sono in grande ascesa).

Il secondo piano, che è quello più spettacolare, quello dove si domina tutto il mare, è invece sostanzialmente dedicato ai ristoranti: pasta, pane, pizza, pesce, carne e fritti. Appunti di viaggio vari: la pescheria non va bene. O meglio non va bene l'impianto di areazione. La puzza del pesce in tutto il piano è troppo forte, quasi fastidiosa. Tu mangi un eccellente carpaccio di carne con la puzza della triglia. La pescheria è buona: dai gamberi di Gallipoli, agli allievi (che non è un sinonimo di scolari, come raccontava una nota guida culinaria, ma sono seppioline, piccole crude) passando per i polipetti c'è scelta e rispetto per la tradizione. Ecco, se c'è un termine giusto per questo assaggio di Eataly è il rispetto: nessuna volontà di stravolgere le cose, nessuna evangelizzazione. Ci sono la carne piemontese e la mozzerella di Andria. La cipolla rossa di Acquaviva e l'arancia siciliana. Siamo a Bari e i polipi e gli allievi ci sono. Ma non ci sono le caricature. Niente riso patate e cozze, niente orecchiette e cime di rape, perché certe cose pretendono rispetto: massimo rispetto per Farinetti, ma la tiella non si può mangiare in mezzo alle scale mobili dell'Euronics. Peccato per le frasi in dialetto ("u polp vol l'acqu sua") sui cartelli lungo le scale, che sono un passo indietro più che avanti.

La sfida meglio riuscita è quella della frittura: proprio lì davanti ci sono due ristoranti, due chalet in anticorodall sul mare, che fanno la migliore frittura del mondo. Ma la migliore. Fritta e leggera. Roba che bisogna venirci a posta per assaggiarla. E che soprattutto si porta dietro un rituale, che significa storia: si mangia la frittura e si beve la Peroni, servita nel secchiello con il ghiaccio come il migliore dei vini. La frittura di Eataly è quasi al livello: benissimo le triglie e i merluzzi, buoni ma non buonissimo il calamaro, tagliato troppo sottile. Ma assolutamente di primo piano. Costa 13 euro e tutto sommato va bene, così come la media di tutti gli altri prezzi.

La location (si dice location?) è straordinaria. Si mangia sui tavoli fuori: ci sono due nicchie (il tavolo dei fortunati, da 6 a 12 posti) dove si può soltanto per ordinazione. Il servizio è assolutamente da tarare, con i 150 nuovi assunti un po' spaesati: quasi commovente la ragazza che non riesce a far funzionare il palmare per prendere le ordinazioni e dopo cinque minuti dice, scusate, e tira fuori un taccuino a quadretti. Poca fila alle casse (dove, bellissima, lavora una ragazza uguale ma proprio uguale uguale alla figlia di un assessore comunale). Eccellente il gelato, che a Bari non si mangia benissimo. Pasticceria insufficiente.

Da segnalare gli ospiti, perché Eataly in provincia è ancora più imperdibile che in città: c'erano tutti, gli avvocati di grido (il tribunale è vicinissimo), i giornalisti, i manager pubblici. Pochi politici, tanti curiosi, qualche indigeno del vicino quartiere di San Girolamo scandalizzato dai costi della verdura ("scusi signorina, la pesca, questa qua, dentro tiene l'oro che la vendete a così tanto?"), molti parvenu del gusto che ostentavano il gelato al Pistacchio di Bronte così come la domenica nella villa a Rosa Marina mostrano l'ultimo gioiello di Chantecler.

Prima di andare via ci siamo regalati un barattolo di marmellata alle arance amare. Dicono sia imperdibile con il nostro provolone piccante. Meglio di due fette di mortadella.

di Santo Nicola

 

2 Comments

  • marcello rubini
    3 agosto 2013 | Permalink | Rispondi

    Articolo scritto in punta di penna e davvero di buon giornalismo. Ma, si può chiedere come hanno fatto ad avere le autorizzazioni? Quale tipo di contratto hanno con l'Ente Fiera del Levante? Che rapporti esistono tra Farinetti ed il Sel? E la Delibera per la Puglia a New York curata da Farinetti? L'elenco delel domande sarebbe ancora lunghissimo. Ma ci potremmo accontentare già di alcune risposte. Grazie per l'ospitalità.
    marcello rubini

  • enzo
    3 agosto 2013 | Permalink | Rispondi

    che rapporti esistono tra sel e farinetti… che domanda simpatica. e che rapporti dovrebbero esistere? che vuol dire "rapporti"? farinetti è un renziano, lo sanno tutti..
     
    delibera curata da farinetti.. specifica meglio e magari "qualcuno" ti risponde.
     
     
     
     
     

Leave a comment

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Your email is never shared. Required fields are marked *

2009-2011 © Puntarella Rossa - puntarellarossa@hotmail.it | graphic and web designer Francesca 'Fou Turista' Pignataro » heyfou.com