Quiriti, Flavio vince e raddoppia

Si presenta un po' più "pettinato" rispetto al ristorante di Testaccio, la nuova sede di Flavio al Velavevodetto, aperta da poche settimane con una formula simile. Del resto siamo a Prati, nella splendida piazza dei Quiriti e la clientela, già a vista, è ben diversa da quella che affolla la sede del Monte dei Cocci. Il patron e chef Flavio De Maio, dunque, raddoppia e porta la sua cucina romana là dove sorgeva un ristorante messicano, il dimenticabile Charreada. Gli interni risentono ancora della vecchia destinazione, mentre fuori si apre un bel dehor tranquillo e ampio, che fa intravedere la splendida fontana delle Cariatidi, la cui nudità scandalizzo l'Italia del 1928 e che è ora considerata una delle più belle di Roma.

Sul tavolo ti arriva lo stesso menu in carta grezza ocra, con poche varianti. Del resto la cucina classica di Flavio, con gli ottimi primi della transumanza, il quinto quarto e il tiramisù al bicchiere, è ben nota. Perché cambiare dunque?

Là dove si spacciava la tequila a turisti allegrotti, ora si mangia coda alla vaccinara e coratella. Giusto così, in una piazza intitolata ai Quiriti, ovvero i Sabini, i cofondatori di Roma.

Il menu è quello classico, già sperimentato. E naturalmente non si può non consigliare il piatto forte, le polpette di bollito: sapientemente impastate con manzo, gallina, mortadella, noce moscata, pane spugnato, patate lesse, prezzemolo, sale e pepe fritte dorate accompagnate con verdure ripassate e patate al forno. Buona anche la cacio e pepe, che costa meno della metà di quella del ristorante Italia, di Eataly: 9 euro per un piatto abbondante e ben cucinato. Le polpette al sugo fanno 12 uro, le patate 4, il pane 2. Per accompagnare, un buon Lagrein di Franz Haas (28 euro)

Bonus: il dehor e la cucina di Flavio, che è una sicurezza

Malus: il classico cameriere spiritoso che entra a gamba tesa nella conversazione: "La donna sceglie, l'uomo paga il conto".

 

I voti

Cucina: 7

Ambiente: 6,5

Servizio: 6

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  • TittiCanarinoMannaro

     cenato di recente: preso fiori di zucca e insalata di baccalà come antipasto (buoni) e poi due secondi ed un contorno: trittico cioè coda-polpetta-involtino e fettina panata con scarola "alla napoletana", acqua e mezzo rosso della casa tot. 62 euro
    che dire? che la fettina trasbordava il piatto, molto sottile ("è di vitella", vabbè…) era un pò tosta da mangiare, il trittico sciapo e navigante nel pomodoro (non salsa o sugo dir si voglia) con l'involtino stoppaccioso e la coda ahimè! effetto bollito, non so se mi spiego. Perfino la scarola era sciapa!
    clientela per la maggioranza straniera ergo mi ha dato l'idea del ristorante a vocazione turistica… magari un gradino più alto della media ma non meritevole di una seconda chance. 
    PS: ho mangiato anche a casamadre, decisamente meglio

  • ma Flavio non c’è più?
    c’ho mangiato male sere fa.
    ero stata a testaccio e lì.
    ma di recente… boh, s’è presentato un altro come proprietario.