Eataly e la cacio e pepe da 20 euro

© Fatto quotidiano / Puntarella Rossa

Il nostro Agrette Sauvage ha provato il gioiello di Eataly Roma, il ristorante Italia. Sia ben chiaro, lode a Oscar Farinetti che ha sostituito il degrado e la follia urbanistica con uno straordinario tempietto laico del cibo. Ma Agrette non ha gradito. Ecco il suo reportage, onesto e divertente come sempre.

Uno dei miei maestri di cucina un giorno mi disse: «Diffida sempre di quei ristoranti romani che mettono in menu i bucatini». Ed io: «Perché, maestro?». E lui: «Vedi figliuolo, i bucatini sono uno dei più clamorosi equivoci nella storia della cucina italiana: la gente è convinta che siano ideali per i piatti romani, in realtà non è così. E’ solo che tempo fa, quando ancora Roma era una città povera piena di gente povera e di osti poveri, i suddetti osti per massimizzare il profitto utilizzavano l’espediente dei bucatini: l’avventore, di solito un poveraccio anche lui,  non era infatti avvezzo a mangiare con le posate, e quindi un po’ “succhiava”. E siccome il bucatino è, appunto, bucato, egli finiva per ingurgitare una notevole quantità di aria, aria che lo faceva sentire sazio pur avendo mangiato pochissimo. Pensa che alcuni osti, a Roma, i bucatini li chiamavano gli abbotta-straccioni…» 

 
Non seppi mai se quell’insegnamento tanto suggestivo fosse anche del tutto veritiero. Però, da allora, ogni volta che ho trovato su un menu i bucatini ho sempre storto un po’ il naso. 
Esattamente quello che è successo due giorni fa mentre, su preghiera del mio datore di “non lavoro”, mr. Puntarella Rossa, mi sono recato da Eataly Roma per dare un’occhiata a questa novità tanto acclamata. Dal punto di vista teorico un posto come Eataly dovrebbe essere il paradiso. Luogo dell’eccellenza, della diversità, della scelta. E in un certo senso lo è anche dal punto di vista pratico. E’ tutto bello, tutto curato.
Eppure entrandoci sono stato assalito da un inspiegabile senso di disagio. Sarà stata colpa dell’esercito di domenicali (anche se era venerdì) armato di carrellino tipo esselunga che transumava da un reparto all’altro, saranno stati i discorsi traboccanti di luoghi comuni («ah, il pistacchio di Bronte!!!», «uuuh!!! l’aceto balsamico di Modena», «iiiihh!! il pane di Altamura), sarà stato tutto quel marketing capace di piegare il genio di Flaiano alla vendita del miele di rododendro, fatto sta che dopo pochi minuti un lieve stordimento mi ha assalito costringendomi a cercare un posto dove mangiare qualcosa.
 
Mi sono sono dunque arrampicato per le scale mobili del tempio, osservando la curiosa somiglianza della struttura con quella della riammodernata stazione centrale di Milano. A destra e a sinistra del tapis roulant scorrevano – come un paesaggio fuori dai finestrini di un treno – ristoranti e ristorantini, friggitorie e pizzerie, bistrot e localini. Guardandoli così, mentre salivo verso il primo piano, non ho potuto non chiedermi che differenza ci sia tra uno di quei posti con vista sulla scala mobile e l’atrio di un Euronics.
Mentre così mi arrovellavo pascolando all’altezza del secondo piano, il mio sguardo è stato sequestrato da un cartello con le indicazioni per quello che qualcuno mi aveva detto essere il miglior ristorante di Eataly: Italia. Sul sito è “venduto” come il ristorante Gourmet più importante dell'intera struttura. Lo chef – dice il redattore – ha trent’anni, si chiama Gianluca Esposito e dopo aver lavorato a Bologna è ormai pronto per il grande salto.
E’ il mio posto, ho pensato. E così mi sono incamminato verso il terzo piano.  Seguendo la freccia.
La prima notizia mi toglie il fiato. Nel vero senso della parola. Il tapis roulant è rotto. Ma come: ‘sto posto ha aperto due giorni fa e già è rotto, mi chiedo mentre sudando la mia camicia fresca di bucato mi arrampico fino al terzo piano, sicuro però, dentro me stesso, che alla fine ne varrà certamente la pena. 
Il ristorante Italia è annunciato da una tettoietta in tela verde che spunta proprio alla fine della “scala immobile”. Fuori, come dovrebbe essere in tutti i locali del mondo, c’è un bel leggio con su il menu. Mi avvicino, lancio un’occhiata distratta e quasi mi prende un infarto. Non tanto perché in lista ci sono i bucatini (di Gragnano) cacio e pepe. Ma perché questi, in spregio ad ogni minima forma di buon senso, costano venti euro. Dicasi venti.
 
 
Ora, penso io leggendo con aria smarrita, un piatto di bucatini (per quanto di Gragnano) cacio e pepe si fa con tre ingredienti: i bucatini, il cacio e il pepe. E una porzione, per quanto abbondante non può costare di materie prime più di 50,60 centesimi. Però se un piatto tanto semplice, persino umile, l’hanno messo nel menu di un posto del genere e lo fanno pagare così tanto ci sarà un buon motivo, altrimenti non avrebbero l’ardire… Così decido di entrare e provare questa esperienza da venti euro. Io sono cintura nera di di cacio e pepe. Sono proprio curioso.
 

Così entro, ma commetto subito un errore. Varco una qualche linea immaginaria che non avrei mai dovuto varcare e il maitre, un bel ragazzone alto e dinoccolato, vestito come un sicario, mi guarda malissimo. Senza dirmi una parola fa un cenno all’esile cameriera che viene verso di me chiedendomi cosa desideri. «Un tavolo per due», dico intimorito. Quella mi fa cenno di retrocedere verso la tenda verde, poi mi sbarra l’accesso alla sala con una corda rossa tipo vip lounge del Billionaire e mi comunica che no, tavoli per due al momento non ve ne sono, ma che nel giro di una decina di minuti se ne libereranno certamente.

 

A me era sembrata deserta la sala, ma evidentemente mi ero sbagliato. Mi accomodo nel corridoio vista cucina (molto bella) e aspetto. Passa una mezz’oretta e la gentile cameriera torna. «Ci siamo eh», mi dice come ad incoraggiarmi. Passano altri cinque minuti, e torna: «Ora le preparo il tavolo». E sparisce nuovamente. Dopo un po’ (troppo, forse al tavolo ha dato anche una mano di coppale, penso) torna e mi accompagna in sala, oltre la corda rossa del Billionaire. In effetti la sala era semivuota, ma i numerosi tavoli liberi erano tutti da 7-8 persone. E il sicario non aveva voluto sacrificarli. Capisco. Mi accomodo. Ordino il mio piatto di bucatini cacio e pepe (il mio commensale un piatto di trofie al pesto e un bicchiere di dolcetto).

 

Mi guardo intorno. La sala è oggettivamente bellissima. E arredata con gusto. La scelta di mettere pochi tavoli, solamente enormi e indisponibili per chi non arrivi in numero almeno pari ad 8, fa sì che sia sostanzialmente deserta. E quindi molto gradevole. Ovunque, poi, ci sono opere di Modigliani che sinceramente sono uno spettacolo. Fuori dalla finestra corrono i treni Italo che riportano all’attualità e favoriscono conversazioni a sfondo politico. Dopo qualche minuto arriva il sicario che ci offre un bicchiere di ottimo millesimato (appena un po’ sfiatato che la boccia stava aperta nella grande vasca d’acciaio al centro della sala). A seguire torna la camerierina esile che, ci spiega, ci offre un “anti antipasto”, una tagliata di pere e cetrioli, impalpabile e freschissima. “La serviamo prima dell’antipasto – dice –  quindi senza pane che sennò è troppo pesante”. Sorride. 

 
 
Giusto, penso io. Peccato che non ho preso l’antipasto e quindi dovrò affrontare il trauma psicologico di passare dall’anti anti pasto al pasto, senza stazioni intermedie. Ma sono pensieri minuti, lo so. L’anti anti pasto in realtà è più impalpabile che fresco. Soprattutto è difficile da gestire per la sua conformazione polimorfa. Appena terminato, incredibilmente, arriva il pane e allora mi chiedo: visto che tanto adesso mi abbuffo ugualmente, non me lo potevate portare prima? Evidentemente no. Lo chef – mi dico – è pronto per il grande salto, saprà bene quello che fa.  Il pane, alle olive e alla noce, è buonissimo
 

Finalmente arrivano i bucatini. Immaginatevi un bambino di otto anni che scarti il suo regalo di natale e invece della macchina telecomandata che aveva chiesto si trovi in mano un bel manuale di matematica. Ecco, la sensazione è un po’ quella. La presentazione del piatto è banale, scontata, accademica. Pensando ai miei venti euro, avevo immaginato croste di parmigiano (nella cacio e pepe non ci va assolutamente il parmigiano, ma in molti lo usano per le guarnizioni e la cosa, secondo me è appena accettabile anche se molto scenica), mi aspettavo guglie croccanti, acrobazie grafiche. E invece mi ritrovo davanti un mesto piatto bianco con dentro, impiattata a nido, come ti insegnano al primo corso sotto casa, una forchettata da 75 grammi (forse anche 70) di bucatini. L’unico effetto scenico è involontario: una splendida lama di sole romano, filtrata attraverso la vetrata della stazione ostiense, taglia a metà la portata facendo scintillare la porcellana come fosse neve. Penso che l’apparenza non è tutto. Ma in realtà ho già capito che questa storia andrà a finire male.

In realtà mi sbaglio.
 

Perché questa storia andrà a finire malissimo. Arrotolo il mio bucatino attorno alla forchetta, facendo ben attenzione a non sporcarmi la camicia ancora sudata per via della scarpinata sul tapis roulant, e lo porto alla bocca.

A Roma, in questi giorni di Scipione e Caronte, ci sono circa 37 gradi. Bene, io ho appena trovato l’unica cosa fredda in tutta la città. Incredibilmente, lo “chef pronto al grande salto” mi ha mandato al tavolo un piatto di pasta fredda. Per venti euro. Se fossimo in un reality show, Gordon Ramsey si alzerebbe dal tavolo, dicendo qualcosa resa incomprensibile da un bip più offensivo di qualsiasi insulto, andrebbe in cucina e rovescerebbe tutto, inseguendo il cuoco in lacrime per tutta la stazione ostiense. Il piatto freddo è offensivo per il cliente. Tradisce sciatteria, noncuranza, un comportamento che va oltre la colpa per sfiorare il dolo eventuale.  
 

Ma qui non siamo in un reality show e il conto non lo paga Sky, ma io (su questo, Mr.Puntarella è sempre stato molto severo). Così mi limito a chiamare la cameriera e chiederle con quali ingredienti fosse preparato quel piatto (nonostante il freddo non esalti i sapori, il mio palato ha notato qualcosa di strano, ve l’ho detto sono cintura nera di cacio e pepe). L’esile signorina in divisa non ne ha idea. Che di per sé non è mai buon segno. Ma – annuncia – andrà subito a chiedere allo chef. Dopo pochi minuti, esultante torna: «Pecorino Brunelli e parmigiano». Ecco. Il parmigiano nella cacio e pepe. La panna nella carbonara, l’aglio nella amatriciana e poi magari anche un bel calcio all’addome.

Una volta scatenai la guerra atomica contro uno chef milanese che metteva il burro nella cacio e pepe. Stavolta non faccio una piega. Ordino un dolce, il bunet, la cui qualità è per fortuna superiore (anche se non di molto) a quella della cacio e pepe. Poi chiedo il conto. Pago. E pensando a Gordon Ramsey mi allontano a piedi, lungo il nastro d’acciaio rotto verso l’uscita.
A destra a sinistra scorrono le pizzerie e i ristorantini di prima. Sono sempre pieni. Osservo le sedie di Kartell e i bicchieri di carta. Osservo le facce saccenti e tutte uguali di chi mangia l’oliva e la sente più buona solo perché il cartello spiega che è taggiasca (e forse non sa neanche cosa voglia dire). Osservo i camerieri e gli inservienti che non gliene frega niente e mi sento solidale con loro. Mi avvicino all’uscita scuotendo la testa pronto ad affrontare Caronte. Ma all’improvviso mi viene un’idea. Torno indetro, mi arrampico di nuovo fino al primo piano. «Li avevo visti – dico tra me e me – li avevo visti». Giro un angolo, attraverso un corridoio, metto a soqquadro un espositore, torno indietro. «Eppure c’erano!!!». Cerco ancora e alla fine li trovo.
I bucatini di Gragnano. Eccoli lì, belli, splendenti dentro la loro confezione da mezzo chilo rossa a due euro e trenta centesimi. Penso di rubarne una confezione, così, per protesta. Poi la lascio lì, e me ne vado. 
 

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  • Pablo

    Farinetti non ha fondato euronics ma unieuro. E poi con eataly sta realizzando una preziosa rivoluzione culturale educando la massa al cibo di qualita', anche attraverso i pistacchi di bronte (buttali via!).

    • http://www.puntarellarossa.it/wp Puntarella Rossa

      vero, unieuro

  • Jade

    ecco sulla "massa" avrei qualcosa da dire….

  • Gabriele

    Io ho portato moglie, figlio, fratello e nipoti allo spazio Osterie Romane (era un mercoledì). Prima difficoltà la gestione della coda: prima ci si avventa su un tavolo libero, poi si ordina e paga alla cassa. In sei è stato abbastanza complicato (numero ideale = 4) ed inoltre sei costretto a gufare tra i tavoli cercando di impietosire chi, ancora seduto, vorrebbe finire in pace il suo vino o dolce.
    Il cibo: molti piatti terminati, mangiamo gricia con ricotta (pasta troppo al dente, nel senso di poco cotta, non come omaggio alla titolare dell'Osteria di San Cesario, Anna Dente), una discreta amatriciana, per secondo dividiamo a mezzi abbacchio e tordi matti con qualche contorno. Tot. 30 euro/cad, con qualche birra del Borgo compresa.
    Troppa confusione, struttura e servizio ancora in rodaggio, giudizio sospeso. Passando al resto della struttura Eataly, concordo quasi al 100% con quanto scritto da Agrette Sauvage.

    E dal primo luglio, i parking esterni sono gratis solo per la prima ora …

  • Mauro

    ci sono anche vari ascensori, noto uno snobismo che invece di apprezzare la ricerca dal basso della qualità inveisce contro il "marketing" omiodio sia mai! Detto questo vergognosa la pasta fredda e il resto

  • http://www.scriptoria.it Mauro

    Complimenti ad Agrette Sauvage per l'articolo, interessante e ben scritto. Effettivamente la descrizione del cacio e pepe rasenta il tragico, così come è imperdonabile che chi serve a tavola non abbia idea di quello che sta facendo e debba chiedere allo chef anche informazioni così di base. Concordo con la condanna senza mezzi termini e invoco una punizione esemplare. Il cacio e pepe freddo vale 70 frustate. Al parmigiano nel medesimo, solo il silenzio si addice.

  • giovanni

    Comment
    quando sento parlare di rivoluzione culturale mi viene l'orticaria. Poi, se la rivoluzione in parola attiene ad una iniziativa commerciale, eviterei di far rivoltare kerouac come in un girarrosto toscano ….

  • http://www.saitenereunsegreto.com Giulia

    A parte tutto, non mi pare che nel menu ci sia niente di tanto interessante e fantasioso da giustificare un prezzo così elevato. Se mi devi far cacciare venti euro a piatto, trenta per i piatti di pesce, almeno inventati qualcosa. Già un listino prezzi così, a fronte dell'assortimento, puzza di parmigiano andato a male.

    • Nino

      Oppure mi devi far dire "non pensavo che un piatto così "normale" potesse dare queste sensazioni". Come le trofie al pesto, secondo me spettacolari. Peccato che le altre preparazioni che ho assaggiato non fossero allo stesso livello

  • Claudio

    Complimenti ad Agrette! Pezzo fantastico. Coincide con il mio scetticismo verso il supermarket della alta gastronomia. Uscendo da li' c'e …. Roma. Semplicemente Roma con centinaia di ristoranti e osterie con le più disparate cucine. Ma ormai e' di moda l'ipermercato, il centro commerciale, l'outlet della gastronomia che forse, tra poco, offrira' la mitica cacio e pepe scontata a 10 euro. Un affarone. Nessuno ancora mi ha convinto davvero ad andarci… Al luna park della bulimia. Grazie ad Agrette. Sentitamente :-)

  • jean

    Quanta autocelebrazione in questo articolo.

    La cosa ancora piu' fastidiosa é poi sorbirsi questa prosa farcita, questo egocentrismo, questo anticonformismo costruito a tavolino, giusto per darsi un tono.
    Tutto sto polpettone totalmente inconcludente e di un qualunquismo sconcertante solo per dire tre concetti:
    1) La struttura non é di suo gradimento
    2) La pasta faceva schifo
    3) Era pure cara.
    Conclusioni? Riflessioni? Zero, solo qualche amarcord su quella volta scateno' una guerra atomica contro uno chef milanese… bla bla bla io io io io io…..
    Ma che articolo è? Un pallone gonfiato che si guarda allo specchio e si crede bello…uno che si aspetta le croste di parmigiano o qualche effetto scenico su un piatto di cacio e pepe ( arrhgg!) …uno che si permette di dare del saccente a chi se ne sta li' tranquillo a provare un'oliva un venerdi' senza immaginarsi di venire osservato e giudicato.
    Ci crediamo che la cacio e pepe non fosse buona e il prezzo é veramente scandaloso,  ma oltre a questo che utilità c'è in questo articolo?
    Ma si' certo!.. questa é la rubrica d'autore, ora capisco tutto: dopo  il punto di Tosatti, il fatto di Biagi, l'amaca di Serra… l'editoriale di agrette sauvage! Quello tosto, la penna che é come un fioretto, il terrore dei ristoratori….
    E sticazzi! ( cit. Nando Martellone)
     
     

     

  • marco gaviolo

    Perchè provare solo un piatto?

  • marco gaviolo

    Questo grande store di cibi buoni e cose buone credo sia cosa buona. Io sono curioso di andare a provare il ristorante gourmet e appena potrò, tempo e soldi permettendo, ci andrò e mi auguro di riuscire a provare almeno tre o quattro portate. Sennò che senso ha? A parte l'insalatina di pre antipasto (ridicolizzata per l'esiguità) non si può aspettare con famelica voracità il pane (definito dall'Agretto Selvaggio molto buono) facendone così l'abbotta straccioni efficacemente descritta dal medesimo all'inizio del suo spiritoso e direi "sudato" articolo. La proposta del ristorante Italia, da quel che ho letto, non è solo innovazione ma tradizione Italia in tavola. E allora vorrei capire perché solo un piatto? Sono curioso di sapere qualcosa di più. More info, please

    • Nino

      l'insalatina è un amuse-bouche quindi è giusto che sia poco più di un assaggio, ma il pane vorrei scegliere io se mangiarlo, o men;, accetto un suggerimento non una imposizione.
      Tra l'altro il pane (in 3-4 varietà) è buono, ma a me è stato portato al tavolo (dopo)  senza una spiegazione, ed ho dovuto richiamare la cameriera per farmi  indicare i vari tipi di pane.  In un Ristorante Gourmet?
      Devo anche dire che io ho preso il menù degustazione, ed il mio giudizio finale non è molto diverso da quello di puntarella: rapporto q/p basso

  • Marco

    Effettivamente l'articolo è un po' vanesio e pervaso da mal sopito pregiudizio negativo. Detto questo, frequento Eataly dal 2006 (Lingotto a Torino) e ho la sensazione che qualcosa sia cambiato rispetto alla qualità dei prodotti sponsorizzati, cioè di quelli cui vengono dedicati stand a parte. Tipo il cioccolato di Venchi: mediocre, vi consiglio di assaggiarlo e di paragonarlo ai vari Gobino, Guido Castagna eccetera. Anche sui vini si potrebbe fare meglio (e abbassare il ricarico, francamente eccessivo). E c'è una deriva stucchevole nel mascherare di antimarketing il marketing (marketing che regola gran parte della nostra esistenza e che oramai non scandalizza più nessuno). Tipo i grandi cartelli con scritto "Grazie Samsung, che ci dai i tuoi schermi fichissimi, Grazie Bose e così via". Detto questo, forse Eataly andrebbe preso per quello che è: un supermercato con prodotti di alta qualità (e che, per questo, fa anche cultura). Un supermercato dove si può anche mangiare abbastanza bene, ma niente per cui valga la pena di andarci di proposito. Ok se fai la spesa e ti fermi per un piatto di pasta, per una pizza o per un tagliere. Ma andare a cena da Eataly mi sembra… boh, direi disarmonico.

  • marco gaviolo

    Hai ragione! Da un certo punto di vista la vera "rottura" rispetto al passato era Eataly Torino. Ora sembra tutto un pò più furbetto e "dejà vu": In ogni caso resta un concetto economico unico, seppure con l'inclinazione al pop e l'ambizione al golbal chic. Sono convinto che alla fine pure i romani più scettici lo apprezzeranno. Non foss'altro perché e' l'unico modulo che accomuna i concetti di slow food e di fast food senza farti sentire un quindicenne al Mac Donald o un nostalgico alla Festa dell'Unità..     

  • franco

    Post ridicolo. Bastava la foto del menù, e invece si replica anche sul Fatto. Ma certo,  scatena la "guerra atomica"..
     Però sono curiosissimo di una cosa, la qualità del bunet. Ma come la stabilisci? No  perchè, se mi rispondi poi ti spiego la mia domanda. Fatta a ragion veduta.

  • Dino

    Tremenda delusione, Eataly a Roma. Ho adorato quelli di Torino e (soprattutto) Genova. Vivo a Roma, e sognavo che aprisse qui. Apprezzo lo sforzo, ma al primo impatto è stata una potente disillusione. Innanzitutto credo sia troppo grande, quindi va bene per "fare la spesa" (se si è ricchi, aggiungerei) ma meno bene per cenare. C'è un caos tale da rendere faticoso parlarsi, e purtroppo la pasta al ragù delle langhe (che avevo preso anche a Genova, ed anche a Torino) non era all'altezza. Magari è l'inizio. Magari è perché siamo agli inizi che c'è questo immane caos, ed è così complicato trovarsi il posto, sedersi prima e poi fare lo scontrino (e se uno volesse mangiare da solo, come stramxxxia fa??), chiusura annunciata alle 23.30 e reale alle 22.40 (io ho protestato e coi miei amici son riuscito a mangiare lo stesso, ma a fatica, 50 minuti prima della chiusura!), e tutte queste robe qui. Certo, mi aspettavo altro. E se avessi pagato 20 euro per una cacio e pepe, nel momento stesso in cui mi arrivava fredda avrei chiesto che me la cambiassero. Perché non lo hai fatto, Agrette? Tutto, ok, ma la cacio e pepe fredda, no. 

  • franco

    Alla cacio pepe fredda non ci credo manco se la vedo. E infatti non l'ho vista. Aspetto sempre delucidazioni sulla qualità o meno del "bunet", tipico dolce piemontese o meglio del basso Piemonte

  • Nino

    L'articolo mi sembra un pò "caricato" nei toni, ma sottolinea diverse cose corrette, a cominciare dal tapis rulant rotto (vero, ci sono gli ascensori, ma non sono proprio lì accanto, ed un guasto dopo due giorni è inspiegabile … visto che il tapis ti porta proprio all'ingresso del ristorante, un pò il suo primo bigliettino da visita), dalla quantità delle porzioni (da menù degustazione, non da piatti veri), dall'"obbligo" di non mangiare il pane con il pre-antipasto (obbligo, visto che il pane proprio non te lo portano, non consiglio), dalla incapacità del personale di sala di rispondere a domande ovvie sui piatti, ad una qualità dei piatti mediamente … media (però le trofie con il pesto secondo me sono ottime … il bonet normale).
    Bella la cucina a vista, è uno spettacolo guardare la squadra di cucina operare (ma anche usare le mani dopo aver inutilmente tentato di usare gli appositi strumenti) 

    • farnco

      Del bunet, lo volevo sapere dal "nostro Agrette Sauvage" cioè come  ha stabilito la qualità che è " per fortuna superiore (anche se non di molto) a quella della cacio e pepe"

  • http://Website Cacioeprete

    la cacio e pepe è la più grande bufala della cucina romana.

  • Frangino

    Anche fosse stata buona, come si giustificano i venti euro? Non e' proprio fuori scala?

  • http://eventidegustazioni.blogspot.com Davide Tanganelli

    Credo di conoscere la persona definita poco simpaticamnte "sicario"…un onesto lavoratore e brava persona. Per il resto mi potrei trovar anche d'accordo, ma sarà il tempo a giudicare se le scelte effettuate siano o meno corrette al mercato odierno

  • ilaria

    Sapete cosa penso? Che il signor "Agrette" mandato da "Mr. Puntarella Rossa" (mio dio che paura) invece di descrivere, per puro piacere della propria capacità dialettica, un solo piatto riuscito male, o invece di citare Ramsey o buttare "casualmente" là frasi come "che differenza c'è con l'atrio di Euronics" (come se non si sapessi che Farinetti…bla bla bla…), avrebbe potuto provare a conversare di più con la cameriera, farsi chiamare lo chef, argomentare con lui il piatto.
    Questo è quello che veramente succede nei ristoranti gourmet (se il signor Agrette conosce questo mondo dovrebbe saperlo).   
    Credo inoltre che noi italiani dovremmo smetterla di essere critici a priori, pronti a puntare il dito contro qualsiasi cosa che scavalchi le nostre abitudini, salvo poi quando ci si sente trattati non sufficientemente bene come clienti, tenere la bocca chiusa, non dicendo niente, pagando il prezzo pieno e poi andare via come niente fosse…o quasi. C'è sempre chi deve scriverci un articolo nell'attuale mondo mediatico…
    Signor Agrette: ma se ha fatto una storia "atomica" per il burro nella cacio e pepe ( guerra che ovviamente concordo), perchè questa volta è stato zitto?
    A me viene da pensare che altrimenti il suo articolo non le sarebbe venuto così acidamente "ben scritto".
    In ogni caso, un bellissimo racconto, complimenti. Ma i ristoranti e la nostra cultura gastronomica cerchiamo di farla crescere in altro modo: magari quando occorre rifiutandoci di pagare 20 euro per una cacio e pepe fredda…o più semplicemente facendocela rifare e spiegando il perchè alla cameriera.
    E, solo dopo, scrivere come è andata.

    • emiliano

      Grande Jean e grande Ilaria.Totale disappunto su questo vanesio articolo preconfezionato, va bene ridere e scherzare di Peppino a Mare, ma questa critica è proprio inutile, ma almeno mi ha insegnato a saltare a piè pari d'ora in poi gli articoli di questo vinaigrette , e a fidarmi un poco di meno di puntarella rossa, che fino ad ora consideravo una ottima guida di ristoranti, Ritornerò alla cara vecchia guida del Gambero Rosso.

  • franco

    Il Signor Agrette vive questo momento di celebrità per la cacio-pepe fredda, evvabbè, contento lui..  Però qualche rispostina ai tuoi fedeli lettori potresti anche darla, suvvià, bomba o non bomba siamo arrivati a Roma. Eddai, Agrette, sono curiosissimo di sapere come valuti la qualità di un bunet. Te l'ho già chiesto, eddai, raccontaci ancora… Non vorrai farci restare all'oscuro. Getti la pietra e nascondi la mano? E no, non sta bene. E pur sempre un blog, dove ci si scambia le opinioni o no?

    • franco

      Dimenticavo,  usare wiki , per informarsi sul bunet non vale neh.

  • http://Website fabio_gasometro

    Più un supermercato di qualit├ú (non tutto è caro, un po’ e un po’), il resto un po’ banale, compresi tutti i cosiddetti ristorantini. Spazi di manovra stretti, secondo me ci vai una volta per vedere e stop (sono andato due volte, anche perche abito li vicino) e non ho mai avuto la pazienza di aspettare). Però la recensione è bella e condivisibile, se non sei spiritoso quando parli di un posto e non evidenzi i paradossi, che gusto c’è? E poi quello è l’unico ristorante di livello di tutto il complesso, e non può cadere così. Se posso aggiungere, fastidiose anche le pillole di saggezza (“preferiamo non chiamarvi con un numero”, eccY. Mi ricorda quei biscotti nel quali invece che “ingredienti” trovi scritto “come siamo diventati biscotti”

    • franco

      Il "cadere così",  sinceramente non lo capisco, perchè la pasta era fredda? E secondo te uno che faceva "scoppiare l'atomica" per molto meno, mangia una pasta fredda? Ma va la..  Le "pillole di saggezza"ci sono in tutti gli eataly, le persone fanno la fila normalmente e funziona, solo qui a roma riusciamo sempre a complicarci la vita

      • Nino

        "Cadere così" …Anche perchè ha servito una pasta fredda, anche perchè ha dei prezzi troppo alti per la qualità media delle portate, anche per un servizio che va bene in una trattoria, non in un ristorante da 100 euro, anche perchè non ti cambia le posate usate tra primo e secondo piatto

        • franco

          Grazie puntarella per la descrizione del bunet, si, sono contento. Perchè lo chiedevo? Perchè al ristorante italia ci sono stato con alcuni colleghi, tra cui  uno di Alba, ed è proprio lui che mi ha fatto notare la bontà del bunet, che ha definito "speciale". Non so se agrette ha già assaggiato, a parte il cacio e pepe, il bunet che fanno nelle langhe..
          Nino, la pasta fredda mi fa veramente sorridere, e poi la qualità media delle portate chi la definisce? te? Ok, allora fai bene a non tornarci più. Io a roma ho già mangiato molto peggio (diciamo non utimamente vah) e speso uguale. Comunque evviva una margherita.

          • Nino

            Franco, ovvio che io (da cliente e non da esperto gastronomico) esprimo il mio personale giudizio, che vale per me che certamente non ci torno. E francamente a quei prezzi (anzi a prezzi leggermente più bassi) a roma io ho sempre mangiato molto meglio, per esempio da Glass, da All'Oro, da Settembrini, tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente che, a mio avviso, hanno un rapporto qualità/prezzo assolutamente migliore. Questa volta ho scelto male, capita :-)

  • http://stomondoequellaltro.wordpress.com/ Federica

    Mannaggia, poteva essere un ottimo articolo, se non fosse che è scritto da un italiano che per di più vive a Roma. Troppo artefatto per essere vero, ma soprattutto troppo antipatico, specie in alcuni punti, come a voler denigrare chi fa una passeggiata da Eataly solo per un pistacchietto o un'olivella.
    Dai, adesso che hai raccolto tutti questi commenti ci puoi dire che se avessi scritto qualcosa di più vero, tutti noi non saremmo stati qui.

  • Pingback: Eataly Roma, estasi e tormento – Puntarella Rossa()

  • http://Ammodomio Paoletta

    Eataly è in fondo un supermercato dove si può anche mangiare cibo di qualità, o almeno cibo italiano cucinato e preparato secondo tradizione. Quindi in teoria nulla di precotto e/o preparato industrialmente. I primi supermercati con annessi luoghi per mangiare li vidi in Inghilterra alla fine degli anni '80 e ne rimasi particolarmente colpita; la qualità era da fast food, ma l'idea era, almeno per me, a quei tempi, innovativa. Merito di Farinetti aver ripreso quell'idea e di averla calata nel contesto italiano….Penso che però chi sceglie di mangiare all'interno di un supermercato, seppure di qualità, (e anche qui ci sarebbe molto da discutere) lo fa per ragioni di praticità, più che per trovare esperienze assolute, ciò nonostante è anche giusto che possa trovare dell'ottimo cibo al giusto prezzo.
    I ristorantini tematici che ci sono ad Eataly, secondo me, assolvono a questa necessità….Una pizza veloce, un piatto di pasta, una piadina, un fritto sfizioso.Tutto preparato con ingredienti freschi, di buona qualità, ovviamente gustato al banco o in tavolini un po' relegati, o di fortuna. Se questa è la filosofia, va benissimo. Un esempio? Tre supplì 10 euro al ristorantino dei fritti…carissimi se paragonati a quelli della pizzeria a taglio sottocasa, ma fritti in olio extra vergine di oliva e non provenienti surgelati dall'industria alimentare.
     
    Diverso è il discorso del ristorante dove il nostro amico si è recato, perchè qui non si tratta più di mangiare qualcosa al volo,mentre faccio la spesa, ma pranzare o cenare nel vero senso del termine. Quindi, visti i prezzi, ci si deve aspettare, se non pretendere, oltre la qualità del cibo e la rispondenza del piatto tradizionale ai canoni stabiliti, anche un ottimo servizio e un confronto tra cliente e chef (non solo quando tutto va bene, ma soprattutto quando qualcosa non va….).  Ora come sia questo ristorante non posso dirlo, non ci sono stata….certo che la pasta fredda mi suona non male, ma malissimo. Per quanto non sia esigente, personalmente l'avrei mandata indietro. Perché non è stato fatto? Non lo so, forse perché già si aveva in mente di scrivere questo articolo, forse perchè si era già prevenuti sul ristorante medesimo e la pasta fredda potrebbe aver  fatto masochisticamente piacere….:)))
    Il bonet era buono?? Meno male….
    La domanda che mi pongo però è questa.Alla luce di quanto detto sopra, non è forse stonato un ristorante come quello di cui stiamo parlando all'interno di un supermercato?? Voglio dire che forse chi cerca qualcosa in più non dovrebbe andare ad Eataly…Dovremmo riflettere su questo credo, non tanto su chi  e come ha scritto l'articolo. Un ristorante di alto livello (nel senso più ampio del termine) può dimorare all'interno di un supermercato? Può avere successo? O scontenta tutti? Sia i cercatori di esperienze gustative (per le prestazioni) e i comuni mortali (per i prezzi)…………..

    • franco

      condivido paoeletta, cumunque ad eataly torino c'è anche uno stellato niente male

  • Paoletta

    Comment
    Dunque, Franco, secondo la tua esperienza e da quanto avviene a Torino, la cosa funziona, ossia è possibile conciliare un ristorante stellato e la clientela di un supermercato seppure di qualità….
    Certo è che proponendo piatti rigorosamente di tradizione è difficile per uno chef fare voli pindarici: prendiamo la cacio e pepe dell'esempio. A parte il fatto che era più o meno fredda e che avesse del Parmigiano e non solo Pecorino Romano (Al Brunelli preferisco l'ottimo Pinna) al suo interno, se fatta a regola d'arte nulla si dovrebbe aggiungere e nulla di suo lo chef potrebbe apportare, se non la sua bravura nel realizzare il piatto come tradizione vuole. A quel punto uno si domanda….Ma se devo mangiare la cacio e pepe senza nulla di più di come la fa nonna, perché devo spendere 20 euro ed andare in un ristorante di livello superiore? A meno che non si voglia intendere l'aggiunta di Parmigiano Reggiano come una scelta personale dello chef, una sua personale rivisitazione del piatto, o peggio, un male inteso arricchimento della ricetta originaria….non ce ne sarebbe motivo!!
    Insomma, per un ristorante di un certo livello, proporre unicamente piatti della tradizione, potrebbe essere rischioso.  Il cliente da una parte, pagando una certa somma, esige qualcosa in più, dall'altra si distuba se la ricetta è stravolta….Certamente l'uso di materie prime di qualità (pasta di Gragnano, olio extra vergine, ecc) è importante e fondamentale, ma non è sufficiente……Moltissimi ristoranti, o trattorie di quartiere, utilizzano ottimi ingredienti e non per questo sono considerati al top. C'è il locale, la capienza, il servizio,la cura dei particolari,la possibilità di interloquire con lo staff (chef e personale di sala), la ricerca in cucina (materie prime,ricette, metodi di cottura e preparazione..)….Se c'è tutto questo, si giustifica il fatto che si vada in un ristorante di livello e si giustifica anche il prezzo della cacio e pepe, altrimenti no. Però ripeto per chi ricerca esperienze nuove, un ristorante che propone piatti della tradizione, non è il più indicato…..
    Sono sicura che se vado al ristorante sopracitato ed ordino una porzione di melanzane alla parmigiana – 20€ -, (inserite nella lista come antipasto…) , rimarrò delusa. Sicuramente la parmigiana che preparo a casa è migliore: ma non perchè mi reputi la depositaria della migliore parmigiana, ma per il semplice motivo che essendo un piatto di casa, mangiato tante volte e sin da piccola visto preparare da mamma, nonne e zie,al momento di gustarlo in un ristorante che pretende 20€ per una piccola porzione (dato che lo considera antipasto) , mi aspetto qualcosa in più. Che, se bene va, non ci può essere e se male va manca pure qualcosa.Per questo parlavo di rischio per un ristorante di livello il proporre solo ed esclusivamente piatti della tradizione…… 

    • Nino

      Paoletta, condivido in pieno quello che dici. Ed in effetti, proprio per tutti i ragionamenti che hai fatto, ed al prezzo proposto, mi aspettavo dal ristorante un plus-valore che non c'è stato. Tu parli della parmigiana, io posso citarti le sarde a beccafico (6 sarde piccine piccine) classiche servite in compagnia di mezzo fico (idea carina) ma assolutamente "normali", o dei ferritielli calamaretti, peperoni, fiori di zucca, limone e peperoncino serviti invece con le seppie e con peperoncino non pervenuto.
      e poi l'obbligo di non mangiare il pane con l'amuse bouche, e il pane portatoa tavola senza una parola di spiegazione, e le posate usate non cambiate tra il primo e il secondo (errore del cameriere, ovviamente, ma inammissibile neanche se si parla di rodaggio).
      Poi ci sono gli errori più veniali, come l'assenza di un minimo di spiegazione sulle opere esposte e le luci che di sera rendono difficilmente fruibili i disegni, o l'aria condizionata centralizzata difficile da regolare, o l'offerta dei vini in abbinamento che è iniziata con un fiano feudi di san gregorio (rivelando uno sforzo di ricerca notevole da parte del sommelier) o la presenza in menù della voce "Pane, coperto e Modigliani" a 4 euro che non tiene conto che dal 1995 il coperto a Roma è stato eliminata da una ordinanza del sindaco, o il menù degustazione il cui prezzo è corrisponde al prezzo degli stessi piatti scelti alla carta …

  • franco

    posso essere d'accordo, volevo solo rimarcare che all'interno di eataly c'è un ristorsnte stellato che funziona bene.

  • Daniele

    Ancora con la storia della qualità. La qualità non è un valore implicito: se sta da Eataly allora è di qualità! Nossignori, il business di Eataly sono i prodotti a scaffale e gli eventi con gli sponsor. Saltare sui tavolini per accaparrasi il posto, fare la fila alla cassa di un altro locale e tornare sapendo che per avere una seconda birra si deve rifare la fila, è da malati di mente. E da imbecilli se quando glielo fai presente sulla pagina FB con il dovuto garbo ticancellano il post (roba da repubblica caucasica). La fumosità di Eataly sta nelle parole della cameriera (esente da colpe) quando dice "devo chiedere allo chef" il quale non si preoccupa nemmeno di far sapere ai suoi sottoposti che caspita ha messo nel piatto. Poteva andare peggio!

  • http://maxgiordani.typepad.com max

    Allora diamo un occhiata al meni di questo posto da sfigati: tortellini in brodo 24 euro (50 mila lire n' piatto de tortellini) ah… scusate… il brodo è di gallina, per fortuna che lo chef specifica. Continuo? Bucatini col formaggio 40 mila lire… beh… per favore mandatemi una foto di uno seduto al tavolo che ha avuto il coraggio di ordinare pasta in bianco a 40 sacchi e vi giuro che lo pubblico su feisbuc; Porceddu al forno con pinzimonio e verdure: 60 mila lire e qui capisco il prezzo considerando che il fichetto che ha scelto il locale potrebbe scegliere il piatto soltanto per il gusto di dover raccontare agli amici che avrebbe gustato nientepopodimeno che il "pinzimonio" (con verdure, come se il pinzimonio fosse fregna di pecora e invece ti accorgi che di verdura sempre si tratta solo che è intinta nell'olio)… ah… il "porceddu" è maiale che credete che sia? Magari scaldato al microonde (mi ci giocherei la mia fantastica vaccinara che sta per finire di cuocere)…. Che tristezza!

  • http://AMMODOMIO Paoletta

    Comment
    Dagli ultimi interventi, soprattutto dall'analisi lucida di Nino, (molto più attenta di quella dell'articolista), si arguisce che il rapporto qualità-prezzo del ristorante Italia ad Eataly,è basso, per non dire peggio. Le mancanze sciorinate da chi ha avuto modo di testare il ristorante, sono appena sopportabili per un'anonima trattoria, decisamente inaccettabili per un locale che ambisce ad alti traguardi. E se il rapporto qualità prezzo è basso, allora non siamo di fronte ad un locale di livello, ma ad una mezza fregatura…probabilmente c'è da correggere il tiro se si vuole andare avanti.
     
    C'è poi il discorso di offrire solo piatti della tradizione e null'altro. Carina l'idea di girare l'Italia attraverso le specialità regionali, ma mi sembra riduttiva. Voglio dire che ben vengano i piatti della tradizione, che, dopo tante interpretazioni e rivisitazioni, stanno per scomparire, ma si poteva creare un menù a loro dedicato,  periodicamente variabile, vista la infinita offerta di specialità che il nostro Paese offre.Per fare un esempio l'Emilia Romagna non offre solo tortellini in brodo di gallina, ma centinaia di primi piatti (ad essere parca) da scegliere anche in base alla stagionalità. Ma a chi va di mangiare a Roma con fuori 40°C un piatto di tortellini in brodo??? Per questo parlavo di menù variabile, da affiancare poi a piatti meno codificati dalla tradizione, in modo da avere un'offerta più ampia….
    Penso che anche questo aspetto sia un limite del ristorante e mi farebbe piacere sentire a tale proposito le vostre opinioni.
     
    Sul discorso della qualità dei prodotti venduti ad Eataly avevo detto che anche qui c'è molto da discutere. Molti dei prodotti offerti non hanno quel qualcosa in più di molti altri che troviamo  nella grande distribuzione…..Non voglio fare nomi di ditte o prodotti, ma per esempio il gelato che ho preso in una delle due gelaterie presenti non ha nulla di speciale…Buono, ma non certo migliore di quello che prendo in un chioschetto in un paesino della Toscana (fatto anche lì con il latte fresco biologico della Maremma). I biscotti Corsini (qui faccio il nome) li prendo da anni al negozio sotto casa (e mi pare che costino meno) e pur essendo buoni, sono comunque un prodotto industriale paragonabile a molti altri. I pistacchi di Bronte li trovo pure da altre parti (siamo a Roma..) come pure le olive taggiasche…Per non parlare della frutta e della verdura, che trovo migliore al mercatino rionale davanti casa…Voglio dire che non tutto quello che c'è ad Eataly  è oro puro, e d'altra parte offre cose che a Roma si trovano facilmente….
    Ciò non toglie che ad Eataly ci si possa andare, consapevoli di questo… 

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  • nodogmiincucina

    Comunque il burro nella cacio e pepe ci sta benissimo. Se una volta da queste parti era un ingrediente che non si trovava facilmente, poveri quelli che nei secoli sono stati costretti a mangiare la pasta solo con il cacio e il pepe. Col burro è meglio…

  • diego

    ma almeno a Roma li assumono i commessi? o fanno come da altre parti? assunti per un paio d'anni con stipendi da fame e poi avanti il prossimo?
    buono, pulito e giusto un par de palle…

  • Pier Paolo

    Ottima recensione, devo dire però che le considerazioni finali sono qualcosa da tatuarsi sul petto. Fucking tasty!

  • Daniele

    Ho trovato Eataly molto confusionario, specialmente nella gestione del tavolo (occupa, paga attendi). Ma ciò che mi ha un pò infastidito è stato pagare 1 euro a testa per il servizio. 
    Due ragioni fondamentali mi hanno un pò turbato:
    1) quale servizio? il tavolo l'ho scovato io e la fila l'ho dovuta fare per ordinare. Il coperto inoltre è tutto in plastica bicchieri compresi (si salvano per fortuna forchette e coltelli)
    2) ma il servizio/coperto a Roma non era stato abolito per legge?

  • bond

    Mangiato al ristorante Italia. Caro, non carissimo. Buono, non buonissimo. (tranne l'omaggio dello chef, minestrone al pesto d'inverno: quello formidabile). Ricarichi onesti. Servizio cortese, quasi affettuoso, con qualche casino di gerarchia (non sapevo a chi chiedere il conto, il maitre consigliava le birre, la cameriera illustrava i piatti, alla fine il conto l'ha portato il sommelier). Niente di così tragico come leggo nell'articolo (davvero, prima di stroncare un ristorante su un blog di questo calibro e con quest'uditorio ordiniamo qualche portata in più), cottura pasta impeccabile, piatti caldi, impiattamento effettivamente deboluccio.
    Onestamente prima di testare un ristorante con dodici tavoli vale la pena di prenotare (come suggerito dal sito). Far pesare l'attesa e la corda – a tutelare l'esperienza di chi è seduto e vuole godersi il pasto senza gente in piedi a gironzolargli intorno al tavolo – mi sembra piuttosto sgradevole e ingiusto. 
    Quello che mi sembra davvero controrivoluzionario è lo spirito "Ommioddio adesso daVanno il caciocavallo podolico agli opeVai". Sì, stanno dando il caciocavallo podolico agli operai. Che girano tra gli stand come bambini dal giocattolaio, imparando a mangiare, sperimentare e investire sul cibo qualche lira in più. Che bello.    

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  • Antonello

    Come piatto rappresentativo per l'abruzzo hanno scelto il baccalà all'aquilana. Ora è vero che a L'Aquila si mangia bene il baccalà, però diamine, da aquilano, se mi chiedessero un piatto tipico della mia città, il baccalà sarebbe la mia ultima scelta. Non fosse altro per gli ingredienti, non propriamente tipici del territorio…

  • ugo

    Quello che manca totalmente in Eataly è il profumo di cibo. Si entra affamati e lentamente passando davanti a cibi diversi ci si dimentica la ragione dell'essere lì…. e si fa la spesa che si poteva fare sotto casa anche se con qualche denominazione di origine in meno. Incredibile che in una città come Roma dove nelle osterie si sente ancora l'odore provenire dalla cucina    ( fantastico entrare e poter indovinare cosa bolle in pentola) che è un piacere si vada a mangiare in un posto così. Aereoportuale.