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Enqutatash, Etiopia mon amour

Capita una di quelle sere in cui chiedi “Andiamo a mangiare qualcosa di nuovo? Niente cucina italiana, però!” e la risposta fatica a saltar fuori. Sfilano nella mente grovigli di spaghetti di soia sempre uguali a loro stessi, pile di enchiladas sommerse dal condimento, scodelle di misteriosi curry e montagne di perfetti futomaki. Poi, l’illuminazione, forse per colpa di una puntata dei Simpsons (qui)  “All’etiope non siamo ancora stati, però!”. Ed etiope sia. Anzi, etiope/eritreo, per l’esattezza: l'Enqutatash, di viale della Stazione Prenestina.

Anzi, per essere davvero onesti ci siamo già stati. Non qui, forse in un’altra vita, in un altro ristorante in cui un cameriere burbero e taciturno ci serviva le pietanze con malagrazia senza nemmeno una piccola spiegazione. All’Enqutatash questo problema non si è verificato nemmeno per un secondo. Gianni, il proprietario, vi stordirà di utilissime chiacchiere con un curioso accento romanesco, nonostante i natali etiopi. Sedetevi, lasciatevi guidare, scegliete (se ci riuscite, Gianni è una scheggia a proporre, sedurre e poi recapitare la “vostra” ordinazione. Non preoccupatevi, sa il fatto suo). Il locale è semplice e decorato con oggetti tradizionali, ma non in maniera eccessiva. Se in televisione c’è Amici o qualche altra trasmissione simile (una volta, leggo, andava forte L’Identità con Frizzi e tutti i clienti che partecipano con Gianni nello scoprire le professioni misteriose…), state pur certi che il televisore a muro sarà sintonizzato su quel canale.

Siamo stati qui il sabato, giorno del buffet all-you-can-eat a 13 euro, bevande escluse. Mi sento di consigliarlo per gustare una panoramica abbastanza completa della cucina etiope/eritrea. Per iniziare Gianni vi consiglierà un antipasto (a parte) composto da sambusa e cous-cous con carne di manzo e verdure miste. Il sambusa è un triangolo di pasta sfoglia fritto e ripieno, a scelta, con verdure o manzo. Lo stomaco si apre dopo un solo boccone: sono pronta, ne voglio ancora.

Il tavolo del buffet è colmo di pietanze sconosciute, coloratissime e invitanti. Guardo Gianni chiedendo con gli occhi “Come funziona?” e lui si precipita in aiuto assieme a una delle gentilissime cuoche. Prima di tutto ricopre un largo piatto con una injera (o enjera), una specie di crêpe spugnosa e lievitata di farina di teff (un cereale proprio dell’Etiopia e dell’Eritrea) da utilizzare come utensile commestibile. Posta la base, la cuoca ammonticchia cucchiaiate di diversi stufati e verdure fino a creare un quadro squisito sul piatto. Quella sera assaggiamo: siga wot (meglio conosciuto come zighinì, ossia uno stufato di manzo speziato e piccante, con cipolla, berberè – mix di spezie che comprende cumino, cannella, pimento, cardamomo e molto altro – burro chiarificato, aglio e pomodoro concentrato); doro wot (pollo stufato con sugo piccante e uova sode, delizioso); missir (piatto a base di lenticchie rosse, cipolle, berberé, aglio e pomodori); alliccià (verza, carote e patate cotte con spezie e zafferano, squisite); tibs (carne di manzo a tocchetti, rosolata con cipolla e non piccante); per finire verdure, riso allo zafferano e lenticchie stufate.

Ci concediamo due giri, dopodichè, satolli e soddisfatti, sventoliamo bandiera bianca. Non riesco nemmeno a ordinare il dolce (anche se sento parlare di una torta al cocco interessante), l’injera sta lentamente lievitando nello stomaco e non c’è più spazio nemmeno per un chicco di riso.
Ci alziamo chiedendoci il significato del nome del ristorante. Gianni è sempre lì, pronto a spiegarci qualsiasi cosa “Vuol dire ‘regalo prezioso’ e rappresenta il giorno in cui si festeggia il nuovo anno in Etiopia, l’11 di Settembre”. Grazie Gianni.


Bonus
: Gianni, le verdure allo zafferano. 

Malus: un po’ fuori mano.

I voti di Puntarella
Cucina 7
Servizio 7+
Ambiente 6

Prezzi Buffet all you can eat (sabato): 13 € Due sambusa: 3 € Cous-cous con verdure e manzo: 3 €

ENQUTATASH, via della Stazione Prenestina 55 Tel. 06 273767 / 334 8083965 Sito Prezzo medio 15-20 euro Chiuso Lunedì

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Chiara Patrizia De Francisci

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